BFEST, biodiversità e impatto: ripartire dai dati per rendere visibile il valore di una comunità

Si ricomincia a ragionare con Mattia Lucertini sulla raccolta dei dati per la realizzazione della Valutazione di Impatto del BFEST – Piccolo Festival della Biodiversità di Reggio Emilia.

Ed è una ripartenza che, per RUDI, ha un significato particolare.

Il BFEST non è soltanto un festival. È un’esperienza civica, ambientale e culturale che nasce dal lavoro di un gruppo di volontari e professionisti impegnati nel valorizzare la biodiversità, la sostenibilità e le energie già presenti nel territorio. Un progetto che mette insieme natura, comunità, educazione, partecipazione, inclusione e immaginazione urbana.

Il festival, promosso da Via Roma Zero APS, nasce per sensibilizzare cittadini e cittadine sulla biodiversità e sulla tutela ambientale, trasformando la conversazione climatica e ambientale in un’esperienza concreta, accessibile e coinvolgente. Il Parco Santa Maria di Reggio Emilia diventa così uno spazio urbano di incontro, cura, apprendimento e attivazione comunitaria.

Per il terzo anno consecutivo, RUDI è partner e sostenitore di questo percorso. Un impegno che non riguarda solo la vicinanza a un’iniziativa territoriale di valore, ma anche la possibilità di contribuire a costruire un metodo: osservare, raccogliere dati, interpretare evidenze, collegare le attività agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e restituire il valore generato in modo chiaro, leggibile e utile per il futuro.

Ogni anno il BFEST restituisce l’immagine di una comunità straordinariamente piena: piena di competenze, relazioni, generosità, volontariato professionale, visioni e cura per il territorio. Grazie allo straordinario lavoro dello staff organizzatore, questa ricchezza prende forma in un festival che non parla solo di biodiversità, ma la pratica: tra persone, culture, generazioni, saperi, luoghi e modi diversi di immaginare la città.

Il BFEST nasce infatti grazie a una rete ampia e generosa di partner istituzionali, realtà civiche, associazioni, professionisti, volontari, imprese locali e comunità del territorio. Una rete che comprende, tra gli altri, Via Roma Zero APS, Climate Reality Project Europe, Comune di Reggio Emilia, Bio Distretto / Biodistretto Reggiano, SPI CGIL, Scuola Internazionale di Comics, Carovana dei Biodiversi, RUDILab, Nicky Murphy, Luz Romero, Mattia Lucertini, Michael Venturelli, Arianna Cecchi, Julia Hoffmann, insieme a molte altre realtà locali coinvolte nelle attività, nei laboratori, nel B-Market, nei momenti educativi, nelle esperienze di partecipazione e nelle pratiche di sostenibilità.

È proprio questa comunità plurale a rendere il BFEST un’esperienza così preziosa. Una comunità fatta di istituzioni, associazioni, artisti, educatori, attivisti, produttori locali, realtà dell’economia circolare, gruppi informali, cittadini, famiglie, scuole, volontari e professionisti. Una comunità che ogni anno si mette in gioco per dimostrare che la biodiversità non riguarda solo la natura, ma anche la qualità delle relazioni, la varietà dei saperi, la cura degli spazi pubblici e la possibilità di immaginare insieme città più vivibili.

La valutazione di impatto del BFEST non nasce quindi come un esercizio formale. Nasce come strumento di apprendimento. Serve a comprendere meglio che cosa accade quando un parco cittadino diventa luogo di educazione ambientale, convivialità, inclusione sociale, pratiche sostenibili, laboratori, talk, food culture, biodiversità urbana e partecipazione.

Già nel lavoro avviato sull’edizione 2024, la valutazione è stata impostata su tre dimensioni principali: impatto ambientale, inclusione sociale, educazione e sensibilizzazione. L’obiettivo era analizzare non solo le attività realizzate, ma anche gli effetti generati sulla comunità locale, sulle pratiche sostenibili e sulla capacità del festival di contribuire a un miglioramento continuo.

La prima dimensione riguarda l’impatto ambientale. Qui il lavoro di valutazione osserva la capacità del festival di promuovere comportamenti e pratiche più sostenibili: riduzione dei rifiuti, uso di materiali riutilizzabili o compostabili, attenzione all’acqua, mobilità sostenibile, economia circolare, cura degli spazi verdi e valorizzazione della biodiversità urbana. È la dimensione che collega il festival agli SDG 11, 12 e 13, perché lavora su città sostenibili, consumo responsabile e azione per il clima.

La seconda dimensione riguarda la rigenerazione sociale, l’inclusione e la comunità. Questa area osserva la capacità del BFEST di generare relazione, accessibilità, partecipazione e coesione sociale. Include il dialogo interculturale, l’intergenerazionalità, il coinvolgimento di realtà locali, l’attenzione alle fragilità, la valorizzazione delle differenze e la costruzione di spazi accoglienti. È la dimensione che rende evidente come la biodiversità sia anche umana, sociale e culturale. Nei materiali di valutazione questa dimensione è collegata agli SDG 10 e 16, cioè riduzione delle disuguaglianze, coesione sociale, dialogo e rafforzamento delle comunità.

La terza dimensione riguarda l’educazione, la sensibilizzazione e la partecipazione attiva. Comprende workshop, laboratori, attività per bambini e famiglie, talk, momenti partecipativi, Ideathon e strumenti di immaginazione collettiva. È la dimensione più direttamente collegata agli SDG 4 e 13, perché lavora sull’educazione alla sostenibilità e sulla capacità delle persone di comprendere e affrontare le sfide climatiche.

Ogni anno, la sfida più bella è provare a restituire l’impatto di questa comunità così ricca e generosa. Per farlo, il lavoro di valutazione si concentra sulla possibilità di trasformare osservazioni, dati, testimonianze e pratiche in una lettura condivisa del valore generato. Non per ridurre tutto a numeri, ma per dare continuità, memoria e direzione a ciò che il festival produce.

Nel lavoro metodologico già avviato, sono stati previsti strumenti semplici ma significativi: diari di bordo per i referenti delle attività, raccolta di osservazioni qualitative, interviste ai partecipanti, QR code per feedback spontanei, documentazione fotografica e video, conteggi relativi alla partecipazione, alla mobilità, ai pasti, ai materiali e alle pratiche sostenibili.

Questo è esattamente il punto in cui la valutazione di impatto incontra il senso più profondo del BFEST: rendere visibile ciò che spesso resta invisibile. Il tempo volontario. Le competenze donate. Le relazioni attivate. Le alleanze territoriali. Le conversazioni che cambiano lo sguardo. I bambini che immaginano una città diversa. I cittadini che riscoprono un parco. Le comunità che si riconoscono in uno spazio comune.

Anche il mio incontro con Mattia Lucertini nasce dentro questa trama di relazioni. Ci siamo conosciuti nel percorso del Climate Reality Project di Al Gore, grazie a una straordinaria collega di studi all’UNICATT, Luz Romero, con la quale ho avuto l’onore di lavorare e ragionare più volte sul ruolo degli SDGs come linguaggio comune per leggere le trasformazioni sociali, ambientali e territoriali.

Da quell’incontro è nato un dialogo professionale e umano che oggi continua nel lavoro sul BFEST. Un dialogo fatto di competenze diverse, ma unite da una stessa domanda: come possiamo raccontare meglio il valore delle esperienze che provano, concretamente, a cambiare il modo in cui abitiamo i luoghi?

Per RUDI, accompagnare questo percorso significa contribuire a costruire una valutazione utile, proporzionata e generativa. Una valutazione capace di sostenere il festival nel tempo, rafforzarne la credibilità, valorizzare il lavoro dei volontari professionisti e offrire al territorio una restituzione chiara del cambiamento prodotto.

Perché il BFEST parla di biodiversità, ma parla anche di comunità. E la biodiversità, come il festival ci ricorda, non riguarda solo la natura: riguarda anche la varietà delle persone, dei saperi, delle culture, delle competenze e dei modi possibili di immaginare il futuro.

Misurare questo valore non significa ridurlo. Significa imparare a riconoscerlo, proteggerlo e farlo crescere.

#Makingimpactvisible. Anche nei parchi, nei quartieri, nei piccoli festival e nelle comunità che scelgono di non restare ferme.

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