Perché il nuovo libro di Mariana Mazzucato invita a cambiare la domanda che poniamo all’economia.
Quando parliamo di bene comune, pensiamo spesso a ciò che resta da fare dopo che l’economia ha prodotto ricchezza: correggere disuguaglianze, riparare danni ambientali, finanziare servizi che il mercato non offre. Nel suo nuovo libro, The Common Good Economy: A New Compass, Mariana Mazzucato propone di spostare il punto di partenza. Se sappiamo quali sfide collettive vogliamo affrontare, perché aspettare che il sistema produca effetti indesiderati per intervenire?
La sua proposta è considerare il bene comune un obiettivo che orienta le scelte economiche fin dall’inizio. Questo cambia il ruolo delle istituzioni pubbliche: non solo correggere i fallimenti del mercato, ma contribuire a dare una direzione agli investimenti, costruire capacità, definire regole e organizzare collaborazioni. Cambia anche il ruolo delle imprese, della finanza e della società civile, chiamate a misurarsi con obiettivi condivisi e con il modo in cui contribuiscono a raggiungerli.
Il libro nasce da una domanda concreta: come possiamo lavorare insieme su problemi che nessun attore risolve da solo? Salute, clima, accesso alle risorse e disuguaglianze richiedono investimenti e competenze diverse. Dichiarare un obiettivo comune, tuttavia, non basta. Occorre stabilire chi partecipa alle decisioni, come circolano le conoscenze, chi sostiene i rischi e come vengono distribuiti i benefici.
L’esempio della salute rende chiara questa distinzione. Produrre un vaccino è un risultato importante, ma, se l’obiettivo è proteggere tutte le persone, bisogna interrogarsi anche sulle condizioni di accesso. Conta l’esito raggiunto e conta come è stata costruita la collaborazione che lo rende possibile. Mazzucato lega così l’efficacia delle politiche alla qualità delle relazioni economiche che le sostengono.
Nelle pagine iniziali l’autrice annuncia una «bussola del bene comune»: un quadro per tenere insieme direzione condivisa, partecipazione, circolazione della conoscenza, distribuzione dei benefici e trasparenza. Il punto, già riconoscibile nella parte teorica qui letta, è che una finalità pubblica perde forza quando accordi, incentivi e responsabilità continuano a premiare comportamenti incompatibili con quella finalità.
Per RUDI questa lettura apre una domanda di metodo. In un progetto sociale o territoriale, definiamo il bisogno e i risultati attesi; ma osserviamo con la stessa attenzione chi ha potuto contribuire a definirli? I partner conoscono i criteri con cui si prendono le decisioni? Le risorse rafforzano capacità condivise? Il valore prodotto arriva alle persone per cui il progetto è nato?
Queste non sono domande accessorie alla valutazione d’impatto. Aiutano a vedere se il valore sociale è incorporato nel progetto o resta una promessa affidata alla comunicazione finale. È qui che la prospettiva di Mazzucato può diventare utile anche fuori dai grandi dibattiti economici: il bene comune prende forma nelle scelte organizzative, contrattuali e partecipative di ogni giorno.
Una proposta di lettura:The Common Good Economy: A New Compass nella scheda dell’autrice.
Didascalia per l’immagine del libro — articolo 1.The Common Good Economy: A New Compass è il nuovo libro di Mariana Mazzucato, economista e docente di Economia dell’innovazione e del valore pubblico alla University College London, dove ha fondato l’Institute for Innovation and Public Purpose. La domanda da cui partiamo in questo articolo è semplice e radicale: e se il bene comune orientasse l’economia fin dall’inizio, anziché entrare in gioco solo per riparare i danni?Il libro · L’autrice.
Il testo è stato elaborato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a partire dai materiali del libro condivisi per questa serie; la responsabilità editoriale è di RUDI. L’immagine di apertura è generata con intelligenza artificiale, ha finalità illustrativa e non documenta persone, luoghi o attività reali.