Sport inclusivo, Valutazione e Sviluppo Sostenibile

Quando lo sport diventa infrastruttura di possibilità

La collaborazione tra Sportfund e RUDI per rendere visibili accesso, benessere, fiducia e inclusione.

Una pratica sportiva è davvero inclusiva non quando si limita ad ammettere una persona, ma quando modifica contesti, tempi, linguaggi, competenze e strumenti affinché quella persona possa esserci, provare, riuscire e desiderare di continuare. È in questo passaggio — dalla possibilità formale alla partecipazione concreta — che si colloca la collaborazione tra Sportfund Fondazione Italiana per lo Sport ETS e RUDI | Risorse Umane Dirette e Indirette.

Misurare lo sport inclusivo significa osservare non soltanto quante attività vengono realizzate, ma quali condizioni rendono possibile la partecipazione, quali capacità emergono e quali apprendimenti restano nelle persone, negli operatori e nelle organizzazioni.

Lo sport non è soltanto attività: è una condizione di accesso

Sportfund promuove lo sport inclusivo in ambienti aperti e integrati, contrastando forme di separazione e ghettizzazione. Questa prospettiva riconosce lo sport come spazio di benessere, relazione, apprendimento e cittadinanza: non un servizio aggiuntivo destinato a categorie speciali, ma una componente della vita sociale che deve poter essere attraversata da persone con condizioni, abilità ed esperienze differenti.

La stessa Agenda 2030 delle Nazioni Unite riconosce lo sport come un importante abilitatore dello sviluppo sostenibile. Tuttavia, collegare un progetto agli SDGs richiede più di una corrispondenza narrativa. Occorre mostrare la catena che unisce risorse, attività, risultati immediati, cambiamenti osservabili e contributo di più lungo periodo. È questa esigenza di evidenza, apprendimento e accountability che ha portato Sportfund e RUDI a lavorare insieme.

Rendere visibile l’impatto dello sport inclusivo.

Accesso, capacità e possibilità: l’inclusione diventa concreta quando il contesto permette alla persona di essere protagonista dell’esperienza sportiva. @Sportfund

Una collaborazione che costruisce capacità valutativa

Il contributo di RUDI, con il coordinamento metodologico di Julia Hoffmann e il confronto con Alberto Benchimol per Sportfund, non si esaurisce nella predisposizione di questionari. La collaborazione ha progressivamente costruito un sistema: analisi della documentazione progettuale, ricostruzione degli obiettivi e dei risultati attesi, organizzazione dell’archivio, raccordo con referenti e partner, strumenti differenziati per attività sportive e formative, prime restituzioni intermedie e sviluppo di una Theory of Change dedicata allo sport inclusivo.

Il metodo adottato è intenzionalmente proporzionato. In contesti eterogenei, con persone diverse per età, condizioni, modalità comunicative e bisogno di supporto, un sistema valutativo troppo pesante rischierebbe di sottrarre qualità all’esperienza. La scelta è stata quindi quella di procedere per livelli: partire da strumenti leggeri e accessibili, consolidare la qualità dei dati, integrare più punti di vista e creare nel tempo le condizioni per letture più strutturate e longitudinali.

Primo cantiere: “Sport è inclusione”

Nel programma “Sport è inclusione”, finanziato nell’ambito dell’Avviso n. 2/2024 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sportfund opera all’interno di una rete nazionale guidata da Fondazione Dynamo Camp e composta, oltre a Sportfund, da Fondazione Èbbene, Fondazione Time2, Fondazione EcoEridania Insuperabili, Fondazione Fightthestroke e Fondazione Laureus Italia, con il patrocinio dello Sport for Inclusion Network.

Le attività attivate comprendono corsi di arrampicata per persone con disabilità, esperienze escursionistiche e cicloturistiche, fitness outdoor adattato, sport sulla neve e percorsi formativi per operatori e tecnici. Open Day e Open Weekend hanno inoltre aperto le esperienze alle famiglie e alle comunità locali, unendo pratica sportiva e sensibilizzazione.

Lo sport sulla neve mostra in modo immediato il valore degli ausili, delle competenze tecniche e dell’accompagnamento personalizzato. @Sportfund

RUDI × SPORTFUND | MAKING IMPACT VISIBLE

Evidenza preliminareChe cosa rende visibile
Oltre 150 partecipanti diretti nella fase propedeuticaUna capacità iniziale di attivare partecipazione in attività e territori differenti, cui si aggiungono famiglie, accompagnatori e operatori coinvolti indirettamente.
Oltre 50 partecipanti agli Open Day/Open Weekend sulla neveAccesso a esperienze invernali inclusive attraverso circa 100 ore di attività, 12 maestri specializzati, 5 scuole di sci e ausili dedicati.
Circa 45 partecipanti alle ciaspolate e circa 60 ai giri in carrozzaDiversificazione delle modalità di fruizione dell’ambiente e possibilità di partecipare attraverso esperienze con differenti intensità e supporti.
Formazione tecnica e corso Go to SkiRafforzamento delle competenze dell’offerta: un corso specifico ha coinvolto 7 maestri di sci, con la formazione di Andrea Borney, sull’uso dell’ausilio per accompagnare sulla neve anche bambini con disturbi dello spettro autistico.

Fonte: prima rendicontazione intermedia RUDI–Sportfund e documentazione delle attività, dati preliminari 2025–2026.

Questi dati descrivono output e prime evidenze di partecipazione; non autorizzano ancora ad attribuire impatti di lungo periodo. I feedback disponibili indicano elevato apprezzamento per qualità organizzativa e relazionale, percezione dello sport come spazio accessibile e rispettoso, e capacità dei partecipanti di restituire suggerimenti su durata, tempi e comunicazione. Proprio le osservazioni critiche, se accolte, diventano segnali di coinvolgimento e leve di miglioramento.

Secondo cantiere: Co.Na.G.A.I. e TIP TOP MOUNTAIN

Nel percorso TIP TOP MOUNTAIN, promosso dal Ministro per le disabilità e realizzato da Co.Na.G.A.I. con Sportfund ETS, la collaborazione ha compiuto un ulteriore salto metodologico. La domanda non è più soltanto “l’attività è piaciuta?”, ma: in quali condizioni un’esperienza sportiva e motoria inclusiva può diventare occasione di benessere, partecipazione, fiducia, relazione e scoperta delle proprie capacità?

La Theory of Change elaborata individua cinque passaggi: poter accedere, poter provare, poter riuscire, riconoscere il proprio valore e desiderare di continuare. Il cambiamento non viene attribuito esclusivamente alle caratteristiche individuali della persona, ma all’interazione tra desideri e capacità, qualità dell’accompagnamento educativo, competenza delle guide, accessibilità dell’ambiente, adeguatezza dei tempi e clima relazionale.

Dalla domanda “la persona è in grado di partecipare?” alla domanda “quali condizioni dobbiamo creare affinché la persona possa partecipare ed esprimere le proprie capacità?”.

Tre sguardi, una sola esperienza

Il sistema di rilevazione integra la voce del partecipante, lo sguardo dell’educatore e l’osservazione tecnica della guida o dell’istruttore. Sono stati predisposti moduli distinti, compresa una versione facilitata, e una guida alla somministrazione assistita che tutela il diritto della persona a esprimersi senza che il supporto sostituisca la sua voce.

Il partecipante racconta comprensione, sicurezza, aiuto ricevuto, possibilità di provare secondo i propri tempi, senso di capacità, appartenenza e desiderio di ripetere l’esperienza. L’educatore aiuta a interpretare il significato di comportamenti e segnali rispetto alla storia quotidiana della persona. La guida rileva apprendimenti, reazioni alle indicazioni, adattamenti necessari e progressi durante l’attività. La triangolazione non moltiplica semplicemente le informazioni: ne migliora la qualità e riduce il rischio di leggere l’esperienza attraverso una sola prospettiva.

La relazione è parte dell’esito: fiducia, ascolto e adattamento trasformano il gesto tecnico in un’esperienza educativa e condivisa. @Sportfund

Dalle storie alle evidenze, senza perdere la persona

Uno degli elementi più significativi del percorso è la scelta di non opporre dati e testimonianze. Il numero di partecipanti che desiderano ripetere un’esperienza può dire quanto un risultato sia diffuso; la storia di chi, dopo un’esitazione iniziale, sceglie di continuare può farne comprendere il significato umano. La storia non sostituisce il dato e il dato non sostituisce la storia: insieme rendono visibili ampiezza, profondità e condizioni del cambiamento.

Questo approccio permette anche di riconoscere risultati che le metriche sportive tradizionali potrebbero trascurare: chiedere aiuto, tollerare l’incertezza, compiere una scelta autonoma, fidarsi di una guida, entrare in relazione con il gruppo, esprimere una capacità nuova. Non sono esiti minori. Sono passaggi che possono trasformare lo sport da episodio eccezionale a possibilità futura.

Dall’esperienza individuale alla comunità: le attività inclusive generano occasioni di partecipazione e rendono visibile una diversa cultura dello sport. @Sportfund

Il contributo agli SDGs: una mappa fondata sulle evidenze

Il collegamento con l’Agenda 2030 va letto come contributo e non come attribuzione esclusiva. I progetti non “realizzano” da soli un Goal globale; possono però produrre risultati coerenti con specifici target e costruire dati utili a documentarli. Sulla base delle evidenze oggi disponibili, quattro SDGs risultano centrali.

SDGTarget pertinentiEvidenze disponibiliLettura corretta del contributo
33.4Benessere percepito, serenità, riduzione della paura, attività motoria e desiderio di continuare.Contributo al benessere e alla salute mentale; non ancora dimostrazione di esiti sanitari o clinici.
44.5 e 4.7Formazione di tecnici e operatori, apprendimento sul campo, linguaggi condivisi, capacità di adattare l’esperienza.Contributo a competenze inclusive e pari accesso alle opportunità formative; da misurare nel tempo sugli operatori.
1010.2 e 10.3Accessibilità, partecipazione attiva, valorizzazione delle capacità, riduzione di barriere organizzative, relazionali e culturali.È il Goal più direttamente connesso alla logica di cambiamento: inclusione e pari opportunità, non semplice presenza.
1717.17; in prospettiva 17.18Rete tra fondazioni, organizzazioni sportive, scuole, educatori, guide e soggetti pubblici; costruzione di un sistema condiviso di raccolta dati.Contributo alle partnership multi-attore. Il target 17.18 è una direzione di sviluppo: oggi mancano ancora dati pienamente disaggregati e longitudinali.

Allineamento elaborato su Agenda 2030 ONU e documentazione progettuale RUDI–Sportfund. SDG 5, 11 e 15 restano ambiti contestuali: richiedono indicatori specifici prima di poter essere comunicati come contributi dimostrati.

Che cosa rende questa collaborazione strategica

La collaborazione tra Sportfund e RUDI produce valore su tre piani. Per le persone, cerca di rendere visibili possibilità, capacità, benessere e desiderio di continuità. Per gli operatori, trasforma l’esperienza in apprendimento professionale e in maggiore capacità di adattare contesti e pratiche. Per le organizzazioni, costruisce un’infrastruttura di accountability che collega progettazione, raccolta dati, miglioramento, rendicontazione e comunicazione.

Il valore economico e organizzativo di questo lavoro sta anche nella sua riutilizzabilità. Strumenti comuni ma adattabili riducono la frammentazione, evitano raccolte dati scollegate, rendono confrontabili attività diverse e aiutano a orientare risorse e decisioni. In una prospettiva di filantropia strategica e finanza d’impatto, questa capacità di produrre evidenze credibili è ciò che consente di passare dal racconto di una buona iniziativa alla dimostrazione di un modello sostenibile, migliorabile e potenzialmente replicabile.

Il prossimo passo: dalla fase propedeutica alla misurazione nel tempo

Il sistema è oggi in costruzione. La fase successiva richiede di consolidare la somministrazione degli strumenti, validare i dati, introdurre segmentazioni essenziali e rispettose della privacy, collegare output e outcome, e prevedere almeno alcuni momenti di follow-up. Solo così sarà possibile verificare se il desiderio di continuare diventa nuova partecipazione, se le competenze degli operatori entrano stabilmente nelle pratiche e se l’offerta sportiva diventa più accessibile nel tempo.

Questa prudenza non riduce il valore del lavoro svolto: lo rende credibile. Dichiarare ciò che è già osservabile, ciò che è ancora preliminare e ciò che dovrà essere verificato è una forma di responsabilità verso i partecipanti, i partner, i finanziatori e le comunità.

Rendere lo sport universale significa trasformare l’accesso in esperienza, l’esperienza in apprendimento e l’apprendimento in capacità condivisa. La collaborazione tra Sportfund e RUDI lavora esattamente in questo spazio: rendere visibile ciò che cambia e usare le evidenze per creare possibilità più continuative, inclusive e sostenibili.

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