Alessandro Lombardi, Capo Dipartimento Politiche Sociali, Ministero del Lavoro e Politiche Sociali
Andrea Giannone, Dirigente Direzione Legislazione Tributaria e Federalismo Fiscale, Ministero Economia e Finanze
Un’analisi integrata tra il report Cantieri ViceVersa 2025 e la testimonianza di Libera Palermo: governance, finanza e impatto come leve per trasformare i beni confiscati in infrastrutture civiche.
L’edizione 2025 di Cantieri ViceVersa – Network finanziari per il Terzo Settore apre un fronte nuovo nel dialogo tra enti non profit, finanza sostenibile e istituzioni. La lettura integrata del report e dell’intervista realizzata presso Libera Palermo evidenzia un filo rosso che attraversa entrambe le narrazioni: la trasformazione dei beni comuni non è un processo tecnico, ma culturale, civico ed economico.
Il report fotografa un Paese segnato da un duplice paradosso: da un lato un patrimonio immobiliare pubblico e confiscato vastissimo e sottoutilizzato; dall’altro una crescente domanda di spazi abitativi, educativi e comunitari. La scelta di concentrare la Summer School 2025 sui beni confiscati e sul social housing nasce proprio da questo divario strutturale. A livello nazionale restano inutilizzati oltre 36.000 beni confiscati, mentre gli alloggi di edilizia residenziale pubblica non superano il 4% dello stock abitativo, contro una media europea del 9%.
Il report interpreta questa situazione come un gap infrastrutturale che non riguarda solo la mancanza di risorse finanziarie o la vetustà degli immobili, ma soprattutto i modelli di governo, la capacità della PA di sostenere processi complessi e la dotazione di strumenti finanziari adeguati.
Governance: il passaggio da “assegnare” a “costruire insieme”
L’analisi del report evidenzia con chiarezza che la chiave principale della rigenerazione risiede nella governance. Non basta assegnare un bene a un ente del Terzo Settore: serve una coprogettazione continuativa, un’alleanza stabile che includa amministrazioni pubbliche, comunità locali, operatori finanziari e organizzazioni civiche.
Il report invita esplicitamente a superare la logica della concessione tradizionale: gli ETS non devono essere trattati come meri gestori, ma riconosciuti come attori pubblici che partecipano alla costruzione delle politiche territoriali.
Questa postura è confermata anche dalla testimonianza raccolta a Palermo. Nel racconto di Libera emerge che la rigenerazione dei beni confiscati richiede proprio questo approccio: responsabilità condivisa, continuità amministrativa, coalizioni locali e visione di lungo periodo.
Strumenti finanziari: il nodo cruciale per trasformare i luoghi
Una delle sezioni più rilevanti del report riguarda gli strumenti finanziari. Gli estensori del documento sottolineano la necessità di:
- strutturare mix finanziari capaci di sostenere la ristrutturazione dei beni e i costi di avviamento (credito agevolato, garanzie, fondi europei, contributi pubblici, filantropia strategica, crowdfunding);
- utilizzare in modo più sistematico strumenti esistenti, come il Fondo Unico di Giustizia, per affrontare gli ostacoli economici che compromettono il riutilizzo dei beni confiscati;
- costruire modelli di finanziamento basati non solo sul patrimonio immobiliare, ma anche sulla capacità di generare impatto.
Questa ultima intuizione trova una sorprendente convergenza con l’esperienza raccontata da Libera: molte realtà che operano sui beni confiscati non dispongono di un patrimonio da offrire come garanzia. Per questo, strumenti innovativi che riconoscano il valore dell’impatto – anche in termini di SROI e benefici pubblici – diventano essenziali.
Valorizzare l’impatto, non solo valutarlo
Un altro punto di intersezione tra report e testimonianza riguarda il ruolo dell’impatto.
Il report insiste sulla necessità di adottare indicatori flessibili, legati ai contesti e orientati alla trasformazione sociale. Non si tratta solo di misurare, ma di gestire l’impatto nel tempo.
L’intervista a Libera aggiunge una prospettiva preziosa: la differenza tra valutazione dell’impatto ed effettiva valorizzazione dell’impatto.
La valutazione è spesso un esercizio ex post, mentre la valorizzazione è un processo identitario e strategico, che accompagna le scelte organizzative, orienta gli stakeholder e costruisce alleanze. È un lavoro che parte dall’interno delle comunità e coinvolge gli attori nella costruzione stessa del cambiamento.
“L’economia o è civile o non è”: una cornice coerente con Cantieri ViceVersa
Tra le riflessioni espresse nell’intervista, una frase sintetizza con forza il senso di tutto il percorso: “l’economia o è civile o non è”.
E questa idea trova un’eco naturale in Cantieri ViceVersa.
Il report mostra chiaramente che la rigenerazione di un bene confiscato o la costruzione di un progetto di housing sociale non sono interventi tecnici: sono atti civici, che rimettono al centro il valore della democrazia, della legalità, delle reti territoriali e della coesione.
L’economia civile non è un accessorio, ma la cornice culturale attraverso cui si comprendono le politiche di impatto, le partnership tra pubblico e privato, il ruolo delle fondazioni, degli investitori e delle comunità.
Due prospettive, un’unica direzione
Analizzando congiuntamente il report Cantieri ViceVersa 2025 e la testimonianza raccolta a Palermo, emerge un quadro chiaro:
la rigenerazione dei beni confiscati e lo sviluppo di infrastrutture sociali richiedono governance condivisa, strumenti finanziari adeguati e una lettura dell’economia centrata sulla dimensione civile.
Le strategie illustrate nel report mostrano la direzione.
Le storie raccontate nei territori mostrano che quel futuro è già iniziato.