Ho conosciuto Comunità Progetto Sud prima ancora di conoscerne fino in fondo la storia, i progetti e il profondo radicamento territoriale. L’ho incontrata attraverso le persone, dentro uno di quei percorsi formativi capaci di andare ben oltre la trasmissione di competenze.
Il primo incontro è avvenuto nell’ambito di FQTS – Formazione Quadri del Terzo Settore, durante il percorso dedicato ai CFO delle Reti.* Un’esperienza particolarmente significativa, perché ha creato uno spazio di confronto qualificato tra professionisti chiamati ogni giorno a tenere insieme sostenibilità economica, organizzazione, responsabilità amministrativa e missione sociale.


È stato proprio in questo contesto che ho incontrato Francesco, uno dei professionisti dell’area amministrativa di Comunità Progetto Sud con il quale è nato immediatamente un dialogo molto interessante sul progetto appena nato “il Lamentino”. Ci siamo riconosciuti in una visione comune: l’amministrazione non come funzione separata o meramente esecutiva, ma come parte integrante della capacità di un’organizzazione di dare continuità alla propria missione, governare le risorse e costruire futuro.
Il valore del percorso FQTS è stato anche questo: mettere in relazione competenze, esperienze e territori differenti, trasformando la formazione in un luogo di scambio reale e di costruzione professionale condivisa. Non soltanto lezioni, quindi, ma incontri capaci di generare nuove prospettive, relazioni e possibilità di collaborazione.
Successivamente, in un secondo percorso formativo dedicato all’economia sociale, curato da Paolo Venturi e Flaviano Zandonai, come RudiLab abbiamo incontrato altre due colleghe Annamaria ed Elvira di Comunità Progetto Sud. Anche in quel caso la sintonia è stata immediata: una forte consonanza professionale e umana, nata dal comune interesse per le organizzazioni, i territori, l’impatto e le trasformazioni che l’economia sociale può generare sopratutto nei settori di rigenerazione dei territori. È stato, per usare un’espressione forse poco tecnica ma molto autentica, un vero amore a prima vista professionale.
Da questi incontri è iniziato un percorso di conoscenza progressiva che mi ha permesso di avvicinarmi a una realtà molto più ampia della somma dei suoi servizi e sopratutto di visitarla. Ho conosciuto un’organizzazione fatta di persone, di moltissime competenze diverse, di una visione chiara e lungimirante, e sopratutto di relazioni e responsabilità profonda verso il proprio territorio. Coraggio.
*Segnaliamo l’avvio della seconda edizione: https://fqts.org/
Una delle esperienze più significative dell’economia sociale italiana
Comunità Progetto Sud opera da quasi cinquant’anni nei campi della disabilità, dell’autonomia, dell’accoglienza, dell’inclusione sociale, dell’agricoltura sociale, dell’inserimento lavorativo, della comunità educante e così facendo lo è diventata anche dell’antimafia sociale.
Questi ambiti, è doveroso sottolinearlo, non costituiscono attività separate, ma parti di un unico disegno organizzativo perché costruiscono le condizioni nelle quali le persone possano esercitare diritti, sviluppare capacità e partecipare alla vita sociale ed economica. È proprio questa capacità di tenere insieme dimensioni differenti a rendere la Comunità un’esperienza particolarmente civica e significativa.
Non soltanto servizi sociali, quindi, ma lavoro, produzione, educazione, relazioni territoriali e costruzione di opportunità.

Marina Galati, co-fondatrice dell’ente, psicologa ed esperta di politiche del terzo settore, Direttrice della Comunità Progetto Sud, durante la presentazione dell’ambizioso progetto Il Lamentino co-gestino con la Fondazione Trame.
Le persone come infrastruttura organizzativa
La prima dimensione che emerge conoscendo Comunità Progetto Sud è la qualità delle persone.
Non si tratta solamente di competenze tecniche. Il valore risiede nella capacità di integrare professionalità amministrative, sociali, educative, progettuali e imprenditoriali all’interno di una visione condivisa. In organizzazioni complesse, la sostenibilità economica rischia talvolta di essere considerata un tema esclusivamente amministrativo. Allo stesso modo, il lavoro sociale rischia di essere separato dalle condizioni organizzative che ne rendono possibile la continuità. L’esperienza della Comunità mostra invece che missione e sostenibilità devono essere governate insieme. L’amministrazione non è soltanto controllo delle risorse. È responsabilità, programmazione e capacità di garantire futuro alle attività.
L’economia sociale come metodo
La seconda dimensione riguarda il significato stesso dell’economia sociale. In Comunità Progetto Sud, l’attività economica non è separata dalla finalità sociale. Le esperienze produttive, l’agricoltura sociale e i percorsi di inserimento lavorativo diventano strumenti di autonomia, partecipazione e dignità. Questo approccio supera una lettura assistenziale. Le persone non sono considerate soltanto destinatarie di interventi, ma soggetti capaci di contribuire, lavorare, costruire relazioni e generare valore.
L’economia sociale assume così una funzione trasformativa: utilizza strumenti economici e organizzativi per produrre benefici collettivi, senza rinunciare alla sostenibilità e alla qualità gestionale.
Il territorio come parte dell’impatto
La terza dimensione è il rapporto con il territorio. Comunità Progetto Sud non opera semplicemente all’interno di un contesto geografico. Costruisce relazioni, reti, opportunità e luoghi di partecipazione. Il lavoro sull’antimafia sociale, sui beni confiscati e sull’agricoltura sociale mostra con particolare chiarezza questa funzione. Un bene restituito alla collettività non genera automaticamente valore sociale. Per diventare realmente bene comune deve essere attraversato da persone, attività, lavoro, educazione e nuove possibilità.
L’impatto territoriale nasce quindi dalla capacità di trasformare risorse, spazi e relazioni in infrastrutture sociali.
Quasi cinquant’anni tra continuità e trasformazione


#foto da sito web di Comunità Progetto Sud e dal profilo Facebook
La quarta dimensione è il tempo. Quasi cinquant’anni di attività non rappresentano soltanto la durata di un’organizzazione. Indicano la capacità di attraversare mutamenti sociali, normativi, economici e culturali. Le organizzazioni longeve non sono quelle che rimangono immobili, ma quelle che riescono a cambiare senza perdere la propria direzione. Nel tempo, Comunità Progetto Sud ha costruito competenze, fiducia, reputazione e conoscenza del territorio. Questo patrimonio rappresenta oggi una risorsa strategica, ma anche una responsabilità: deve essere reso leggibile, trasferibile e capace di sostenere nuove fasi di sviluppo.
Rendere visibile il valore costruito
La sfida futura non riguarda soltanto l’accesso a nuove risorse. Riguarda la capacità di rendere visibile il valore prodotto, tradurre la complessità organizzativa in un racconto comprensibile e costruire alleanze coerenti con imprese, fondazioni, istituzioni e comunità. Comunità Progetto Sud dispone già di un patrimonio importante di esperienze, dati, relazioni e rendicontazione.
Il passaggio successivo consiste nel trasformare questo patrimonio in uno strumento strategico: per rafforzare il posizionamento, diversificare le fonti di sostenibilità e ampliare la rete dei soggetti che riconoscono e sostengono la missione. Non si tratta semplicemente di raccontare ciò che è stato fatto. Siamo certi che si tratti oggi più che mai di mostrare il modello di sviluppo sociale che questa esperienza rappresenta.
Un incontro che apre nuove prospettive
La nostra conoscenza di Comunità Progetto Sud è iniziata durante due percorsi formativi, ma è diventata rapidamente un’occasione di confronto più ampia.
Attraverso le persone che ho incontrato, ho potuto avvicinarmi a un’organizzazione capace di tenere insieme economia, diritti, territorio e visione. È questo, probabilmente, il suo tratto più significativo: non affrontare le fragilità in modo isolato, ma costruire sistemi di relazione e di opportunità.
Comunità Progetto Sud mostra che l’economia sociale non è un settore residuale dell’economia. È un modo diverso di organizzarla, orientandola alla dignità delle persone, alla qualità dei territori e alla produzione di valore condiviso.