Custodire il fundraising significa custodire democrazia, professione e comunità (ASSIF ’26)

A mio avviso, una delle sfide più importanti per la nostra professione è proprio questa: aiutare le organizzazioni a non dipendere solo da logiche frammentate, emergenziali o competitive, ma a costruire capacità, autonomia e visione. Fundraising non significa solo trovare fondi. Significa costruire condizioni perché una missione possa durare, crescere, rispondere ai bisogni, generare cambiamento e renderne conto in modo trasparente.

Sono socia ASSIF dal 2008, con convinzione e senza intermittenze.

Da allora ho visto il fundraising cambiare profondamente. Sono cambiati i linguaggi, gli strumenti, le organizzazioni e le competenze richieste. È cambiato anche il ruolo che questa professione è chiamata ad assumere dentro il Terzo Settore, le istituzioni, la filantropia e la società civile.

Per questo la partecipazione all’evento CustoDIRE. Fundraising e spazio civico, a Genova, è stata per me particolarmente significativa.

Non solo per i contenuti, ma per il senso complessivo che questo appuntamento ha saputo restituire: il fundraising non è soltanto una funzione tecnica. Non è solo raccolta di risorse. Non è solo sostenibilità economica.

È anche, e sempre di più, un modo per tenere vivo lo spazio civico, rafforzare la partecipazione democratica, sostenere l’autonomia delle organizzazioni e rendere possibile il cambiamento.

La scelta del verbo “custodire” è stata, in questo senso, molto potente.

Custodire significa prendersi cura di qualcosa che ha valore. Significa proteggerlo, renderlo accessibile e mantenerlo vivo.

Applicato al fundraising, significa riconoscere che ogni richiesta di sostegno non è mai soltanto una transazione economica. È una relazione, una scelta, un invito a partecipare a una visione di bene comune.

Durante l’evento è emerso con forza proprio questo: quando chiediamo sostegno, non chiediamo solo denaro. Invitiamo qualcuno a partecipare, scegliere e prendere posizione.

È questa dimensione civica del fundraising che spesso rischia di restare sottotraccia. E invece rappresenta una delle sue componenti più profonde: il fundraising come atto civico, come relazione e come scelta di valore.

Questo passaggio mi sembra oggi decisivo.

Viviamo in un tempo in cui lo spazio civico è fragile. La fiducia nelle istituzioni è messa alla prova. I corpi intermedi faticano a rappresentare pienamente bisogni, istanze e diritti.

In questo scenario, il fundraising può diventare una leva di democrazia sostanziale.

Non perché sostituisca la politica, ma perché aiuta le organizzazioni a restare libere, capaci, competenti e presenti nei territori e nelle comunità.

Anche per questo ho percepito CustoDIRE come un momento di comunità.

Una comunità professionale non nasce soltanto quando ci si incontra. Nasce quando si riconosce una responsabilità comune.

E questa responsabilità, oggi, riguarda la possibilità di dare al fundraising italiano una voce più forte, più autorevole e più consapevole.

Alcuni dati richiamati durante l’evento aiutano a comprendere la profondità di questa sfida: il 73% degli italiani non si sente rappresentato dalla classe politica e il 63% non crede che il proprio voto possa influire sulle decisioni politiche. Sono dati che parlano di una crisi di rappresentanza, ma anche di un bisogno enorme di luoghi, strumenti e professioni capaci di riattivare fiducia, partecipazione e capacità collettiva di incidere.

Per questo sono sinceramente orgogliosa del lavoro che il direttivo ASSIF, l’Advisory Board, la presidente Michela Gaffo e la vicepresidente Giulia Barbieri stanno portando avanti. Si avverte un lavoro di ricomposizione, visione e cura: cura della professione, cura delle relazioni, cura della rappresentanza, cura dei territori, cura del senso profondo del nostro mestiere.

Dentro questa traiettoria si colloca anche la nascita dell’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille, presentato proprio a Genova durante CustoDIRE. A mio avviso, questo è uno dei passaggi più significativi dell’attuale lavoro associativo, perché mostra concretamente come ASSIF stia assumendo un ruolo sempre più maturo non solo nella rappresentanza della professione, ma anche nella produzione di conoscenza pubblica, dati, ricerca e advocacy.

L’Osservatorio è la struttura permanente di ASSIF dedicata all’analisi, alla ricerca e all’advocacy sui meccanismi di destinazione volontaria dell’imposta. Studia il 5 per mille, il 2 per mille e l’8 per mille non come strumenti separati o meramente tecnici, ma come parti di un unico sistema di partecipazione fiscale dei cittadini. È l’evoluzione istituzionale del Tavolo 5×1000 di ASSIF, attivo dal 2017 su iniziativa di Nicola Bedogni, oggi coordinatore scientifico dell’Osservatorio.

Il lavoro dell’Osservatorio si articola su quattro pilastri: l’analisi dei dati, con report annuali e serie storiche; lo sguardo all’Europa, attraverso il confronto con i modelli più avanzati di Percentage Philanthropy; l’integrazione tra intelligenza umana e artificiale, con algoritmi a supporto della validazione critica di analisti e fundraiser; e l’advocacy, con cinque proposte concrete sull’intero sistema italiano di sussidiarietà fiscale.

La tesi di fondo è molto chiara: la destinazione volontaria di una quota dell’imposta non è una semplice tecnica fiscale. È una forma di partecipazione democratica.

Questo punto si collega in modo diretto al senso di CustoDIRE. Se il fundraising è una relazione che invita cittadini, donatori, istituzioni e comunità a partecipare, allora anche gli strumenti di sussidiarietà fiscale devono essere letti come luoghi di scelta pubblica. Il 5×1000, in particolare, non è soltanto una riga nella dichiarazione dei redditi: è un atto attraverso cui milioni di persone orientano una parte della fiscalità verso attività sociali, culturali, scientifiche, assistenziali, sportive e civiche.

Non è secondario che durante l’evento sia emersa anche la lunga storia di advocacy collegata al 5×1000: dalla sua introduzione come misura sperimentale alla necessità di renderlo definitivo, fino alla questione ancora aperta del tetto, che rischia di tradire la volontà dei contribuenti quando le risorse effettivamente destinate non corrispondono pienamente alle scelte espresse dai cittadini.

In questo senso, l’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille rappresenta molto più di un nuovo progetto associativo. È un’infrastruttura di conoscenza e responsabilità: rende leggibili i dati, rafforza la consapevolezza pubblica, sostiene l’advocacy e contribuisce a migliorare strumenti che hanno un impatto diretto sulla sostenibilità del Terzo Settore e sulla qualità democratica del Paese.

È importante anche che ASSIF sia nuovamente presente al Festival del Fundraising e che continui a presidiare tutti quegli spazi in cui la professione può essere vista, riconosciuta, discussa e rafforzata. La presenza nei luoghi nazionali del fundraising non è solo una questione di visibilità associativa: è un modo per ribadire che il fundraiser è una professione oltre ad una figura strategica per la sostenibilità economica, l’impatto integrale e l’autonomia delle organizzazioni.

Il confronto su advocacy, lobbying civico e rappresentanza degli interessi generali ha aperto un altro tema centrale per il futuro del Terzo Settore: non basta più erogare servizi o realizzare progetti. Le organizzazioni devono poter incidere anche sulle condizioni che generano i problemi, sulle regole, sulle politiche pubbliche, sui meccanismi di partecipazione e sulle forme di accountability. Durante l’evento è stato ricordato che il lobbying civico mette insieme valore civile della causa e competenza tecnica: non solo sensibilizzazione, ma capacità di individuare interlocutori, argomenti, strumenti e obiettivi concreti.

È qui che il fundraising incontra la valutazione d’impatto, la comunicazione, la sostenibilità, la filantropia strategica e l’amministrazione condivisa.

Come socia ASSIF dal 2008, sento gratitudine per questo percorso. Gratitudine verso chi oggi si sta assumendo la responsabilità di guidare l’associazione con energia, visione e cura. Gratitudine verso chi lavora spesso dietro le quinte per costruire eventi, relazioni, strumenti, percorsi e occasioni di crescita. Gratitudine verso una comunità professionale che, pur nelle fatiche, continua a interrogarsi sul proprio ruolo.

Custodire il fundraising, oggi, significa custodire molto più di una professione. E da Genova mi porto a casa che per la nostra Comunità la professione del Fundraiser …

Significa custodire la possibilità per le organizzazioni di essere libere, sostenibili e capaci di incidere.
Significa custodire la fiducia.
Significa custodire la partecipazione.
Significa custodire quella parte di democrazia che passa anche attraverso il dono, la relazione, la responsabilità e il bene comune.

Ed è per questo che il lavoro che ASSIF sta portando avanti merita di essere riconosciuto, sostenuto e raccontato.

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