Territori e aree interne come laboratorio di futuro
“Da obiettivi globali a soluzioni locali” non è uno slogan carino: è il punto di svolta.
Il Rapporto ASviS 2024 “Alle radici della sostenibilità. I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” mostra che l’Italia è ancora lontana dall’Agenda 2030 e che questa distanza si gioca soprattutto a livello territoriale: regioni, città metropolitane, aree interne.
In parallelo, il numero monografico di VITA “Aree interne, l’Italia da scoprire. Innovazione e resilienza: viaggio nella pancia del Paese” restituisce un’Italia che vive “fuori fuoco”: il 60% del territorio nazionale, quasi la metà dei comuni e oltre 13 milioni di persone vivono in aree montane, collinari e rurali, spesso lontane dai servizi essenziali ma piene di energie sociali e progettuali.
Il messaggio, letto insieme, è netto: i territori non sono il “backstage” delle politiche, ma l’unico posto da cui una transizione giusta può davvero partire.
Territori sotto pressione: cosa ci dicono i dati
Il Rapporto ASviS sui Territori fotografa un quadro insoddisfacente: per molti Goal SDGs l’Italia non solo è lontana dai target, ma procede con velocità insufficiente. Povertà (SDG 1), acqua (SDG 6) e biodiversità terrestre (SDG 15) peggiorano in gran parte delle regioni, mentre anche giustizia e istituzioni (SDG 16) mostrano segnali di arretramento.
La situazione diventa più critica se si guarda alle aree interne:
- tra il 2014 e il 2024 il calo demografico è più marcato rispetto alla media nazionale, con perdite che superano il -7% nei comuni più periferici;
- i flussi in uscita non sono compensati da nuovi arrivi;
- oltre 130 mila giovani laureati in vent’anni si sono spostati dai piccoli comuni verso i centri maggiori o l’estero.
Questo non è solo un tema di numeri: significa servizi che chiudono, competenze che si spostano altrove, vulnerabilità climatica che aumenta, come ricordano anche le sezioni del Rapporto dedicate a frane, alluvioni, siccità e incendi boschivi.
In questo contesto, la finanza sostenibile è chiamata a fare la sua parte: se ogni euro investito in misure di adattamento climatico può generare ritorni economici multipli nel medio periodo, la domanda diventa: dove e con chi orientiamo questi flussi? Non basta “verdeggiare” i portafogli; serve radicarli nei territori reali.
Aree interne: il Paese che non si vede (ma che tiene in piedi gli altri)
Il lavoro di VITA (mensile dic.25-gen.26) sulle aree interne è, di fatto, una grande operazione di ascolto e restituzione.
Alcuni elementi chiave:
- Le aree interne coprono circa il 60% della superficie italiana, comprendono quasi il 50% dei comuni e ospitano il 23% della popolazione: sono la dorsale silenziosa del Paese.
- L’Indagine Giovani Dentro (Riabitare l’Italia, 2022) raccontata nel dossier evidenzia che quasi la metà dei giovani intervistati vorrebbe restare nel luogo in cui vive, immaginando lì il proprio futuro professionale. Il problema non è la mancanza di desiderio, ma di condizioni abilitanti.
- La Strategia nazionale per le Aree interne (Snai), nata nel 2014, ha rappresentato un primo grande esercizio di democrazia territoriale, coinvolgendo 1.200 sindaci e costruendo una mappa “a grana fine” delle fragilità e delle potenzialità dei territori.
Qui si incastra perfettamente la lettura ASviS: senza una forte territorializzazione dell’Agenda 2030, l’Italia resta “gravemente fuori strada” rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Oltre i falsi miti: il turismo non basta, servono lavoro e competenze
Nel dossier di VITA una sezione potente smonta i “5 falsi miti” sulle aree interne: dalle case a 1 euro alla retorica dei “borghi Instagrammabili”, fino all’idea che il lavoro da remoto possa, da solo, risolvere lo spopolamento.
Il messaggio è molto chiaro:
- se ci si concentra solo sulle facciate – i “gerani e ristorantini” – si rischia di non toccare le fondamenta del problema: scuola, sanità, mobilità, connessioni digitali, servizi di cura;
- i progetti che si limitano alla ristrutturazione edilizia, senza garantire una qualità della vita continuativa, generano frustrazione e la percezione che il declino sia inevitabile.
Soluzioni funzionali per i territori significano invece:
- lavoro dignitoso e stabile, agganciato alle vocazioni locali (agricoltura di qualità, energie rinnovabili, welfare di comunità, innovazione sociale);
- competenze ibride (tecniche, sociali, digitali) costruite attraverso formazione continua, scuole di politiche territoriali, academy per giovani amministratori e operatori sociali;
- finanza di impatto e strumenti patient capital che accompagnino nel tempo cooperative di comunità, imprese sociali e infrastrutture verdi/blu, con metriche collegate agli SDGs e alla SNvS.
Engagement di comunità: la vera infrastruttura della transizione
Il filo rosso che unisce Rapporto ASviS e speciale di VITA è la centralità dell’engagement di comunità.
Nel dossier compaiono reti come:
- la Rete Italiana Facilitatori delle Aree Interne (Rifai), nata per connettere giovani che vivono in territori diversi e che oggi porta avanti una Scuola di politiche territoriali e un “Erasmus delle aree interne”;
- Appennino Hub e i progetti di coliving-coworking che sperimentano nuovi modi di abitare e lavorare in montagna, creando allo stesso tempo comunità, servizi e nuove imprese;
- le esperienze di cooperative di comunità e reti promosse anche da BPER Civic Hub, che mostrano come mutualità e partecipazione siano strumenti concreti per mantenere servizi di prossimità e welfare locale.
Qui l’engagement non è “partecipazione cosmetica”:
- significa co-progettare servizi con cittadini, ETS, imprese e PA;
- significa riconoscere le diversità delle comunità (chi ha bisogni di cura, chi ha fragilità, chi porta nuove competenze) come risorsa e non come problema;
- significa abilitare il lavoro dei giovani: non solo “ti faccio restare”, ma “costruiamo insieme un ruolo professionale e civico qui”.
Da questo punto di vista, le metriche non possono essere solo tabelle: devono diventare il linguaggio condiviso con cui leggere, discutere e decidere – insieme – le priorità.
Metriche che respirano con i territori: la proposta RUDI
Il Rapporto ASviS mette a disposizione un sistema robusto di indicatori compositi (circa 100 indicatori elementari) per regioni, province e città metropolitane, e propone la costruzione di “Agenda locale 2030 – Piano di azione per il Comune sostenibile” come strumento operativo per gli enti locali.
Il dossier di VITA mostra, dall’altra parte, come le comunità stiano già sperimentando pratiche concrete:
rigenerazione di paesi narranti, coliving rurali, piattaforme digitali per servizi di prossimità, cooperazione sociale nelle valli e nelle piccole isole.
La visione di RUDI è mettere in dialogo questi due mondi:
- Metriche collegate agli SDGs e alle strategie nazionali/europee (Agenda 2030, SNvS, politiche di coesione, Snai) che misurano davvero ciò che conta per i territori: accesso ai servizi, qualità del lavoro, resilienza climatica, capitale sociale, inclusione delle persone più fragili.
- Processi di engagement strutturati: percorsi partecipativi, laboratori di comunità, ascolto delle aree interne e urbane, con particolare attenzione a ragazze e ragazzi, nuovi abitanti, caregiver, migranti, persone con disabilità.
- Finanza d’impatto e accountability: modelli di rendicontazione integrata che parlino sia il linguaggio dei capitali finanziari sia quello dei capitali sociali, ambientali e culturali, utilizzando standard e metodologie condivise (SDGs, SNSvS, indicatori territoriali, metriche di impatto).
In pratica: da obiettivi globali a soluzioni locali significa disegnare piani territoriali dove ogni euro investito – pubblico o privato – è legato a indicatori chiari e a risultati percepiti dalle comunità.
Checklist operativa per i territori
- Leggere i dati: usare gli indici compositi ASviS e le mappe Snai come base per capire dove il territorio è più fragile (clima, servizi, lavoro, inclusione).
- Ascoltare le comunità: attivare percorsi di engagement con reti locali, giovani, ETS, imprese e PA, come fanno Rifai, Appennino Hub e le esperienze raccontate da VITA.
- Co-progettare piani d’azione SDGs-based: definire pochi obiettivi misurabili, legati a SDGs prioritari per il territorio (es. SDG 4, 8, 11, 13, 15), con indicatori condivisi.
- Allineare finanziamenti, finanza e impatto: orientare bandi, fondazioni, strumenti di finanza sostenibile e impact investing verso progetti che generano valore sociale, ambientale ed economico verificabile.
- Rendicontare e imparare: trasformare la valutazione d’impatto in un momento di apprendimento collettivo, non in un adempimento formale.
Riferimenti bibliografici:
- ASviS (a cura di Walter Vitali, Silvia Brini, Manlio Calzaroni), Alle radici della sostenibilità. Rapporto ASviS 2024. I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, Roma, 2024, in particolare Introduzione e Sintesi del Rapporto, pp. 7–13; cap. 2 L’attuazione dell’Agenda 2030 nelle Regioni, nelle Province e nelle Città metropolitane; cap. 3.5 La strategia nazionale per le Aree interne (SNAI); cap. 4 Ridurre i rischi naturali e antropici; cap. 5 Le proposte dell’ASviS.
- VITA – Aree interne, l’Italia da scoprire. Innovazione e resilienza: viaggio nella pancia del Paese, numero monografico dicembre 2025–gennaio 2026, a cura di Daria Capitani, in particolare: sezione “L’Italia vista da dentro” (intervista a Sabrina Lucatelli e analisi Snai, pp. 25–36); “5 falsi miti” di Filippo Tantillo, Rosanna Nisticò e Antonio De Rossi (pp. 31–33); sezione “Cento tappe nel cuore del Paese” (pp. 45–84); sezione “I network. Fare insieme per connettersi e condividere” di Veronica Rossi (pp. 75–76); box e contributi su Giovani Dentro, cooperative di comunità, BPER Civic Hub.