Dal “Big Bang” alla “Speranza”: il nostro viaggio dentro Philanthropy Experience (2022–2025)

Philanthropy Experience è, per definizione, l’appuntamento italiano della filantropia efficace: una casa mobile dove la filantropia strategica si ritrova per fare una cosa semplice e rarissima—parlarsi sul serio. È uno spazio nato per colmare un vuoto: momenti di confronto e riflessione, analisi condivisa, apprendimento e relazione tra fondazioni, imprese con percorsi di CSR e operatori del Terzo Settore che costruiscono infrastrutture sociali generative.
Non è solo “un evento”: è un’esperienza pensata per andare oltre il momento di studio e immergersi nella relazione e nella bellezza dei territori ospitanti. E nel 2025, alla quarta edizione, questo viaggio approda a Lecco (Officina Badoni) con due giornate di confronto partecipato tra circa 100 fondazioni, per espandere orizzonti, competenze e rete.

2022, Catania | Il Big Bang e la fine della filantropia “a sentimento”

Sono arrivata a Catania con una sensazione precisa: la filantropia in Italia è piena di energia, ma spesso dispersa. Il tema dell’edizione era esplicito: “Il Big Bang della filantropia efficace, tra tradizione e innovazione”. Il concept metteva sul tavolo la trasformazione dell’ecosistema (nuovi intermediari, nuove competenze, nuove aspettative) e la necessità di spazi reali di confronto: non vetrine, ma officine.

Quella prima edizione mi ha fatto fare pace con una verità scomoda ma liberatoria: la filantropia non è solo intenzione buona; è architettura di scelte. Le sessioni aprivano domande di sistema (“re-immaginare” la filantropia in un Paese con diseguaglianze e welfare sotto pressione) e riportavano al centro il tema dell’efficacia. programma philantropy experience
E, per me che lavoro tra rendicontazione, impatto e sostenibilità, è stato decisivo vedere la valutazione chiamata col suo nome giusto: non marketing, non “bollino”, ma apprendimento (già nel programma compariva chiaramente il frame “valutare per apprendere”).

Parole chiave: #filantropiaefficace, #ecosistema, #strumenti, #apprendimento, #valutazioneimpatto.

2023, Siena | Sperimentare, fallire, imparare: la filantropia che cresce sul serio

A Siena, nella cornice di Santa Maria della Scala, il titolo era quasi un manifesto operativo: “Sperimentare, fallire, apprendere, migliorare”.
Se il 2022 mi aveva dato la “mappa del territorio”, il 2023 mi ha dato una cosa più preziosa: il permesso di iterare.

Qui ho sentito forte un cambio di postura: la filantropia non come distributore di risorse, ma come attore che si mette in gioco, costruendo connessioni, correggendo rotta, misurando per capire cosa funziona e perché. Il programma esplicitava questa necessità: se vuoi essere motore di miglioramento sociale e ambientale, devi saper stare nel connubio successo–fallimento e programmazione–correzione.

Per me, professionalmente, è stato un passo di maturazione: non “misuro perché devo”, ma misuro perché voglio imparare più in fretta (e meglio). E questo cambia tutto: cambia come disegni gli indicatori, come imposti la raccolta dati, come racconti i risultati senza gonfiarli.

Parole chiave: #sperimentazione, #culturadelfallimento, #learningloop, #miglioramentocontinuo, #connessionetramondi.

2024, Salerno | Fiducia: la parola più usata (e più fraintesa) della filantropia

Salerno è stata l’edizione della “parola scivolosa”: fiducia. Il programma la incorniciava con precisione: non fiducia come slogan, ma come corrente internazionale e pratica concreta (trust-based philanthropy) che rilegge potere, accountability e strumenti operativi.

Il concept faceva un esempio che resta: il caso McKenzie Scott e la questione delle erogazioni unrestricted.
La domanda non era “fiducia sì/no”, ma: come coniugare fiducia e rigore?. E lì ho sentito che molte delle mie fissazioni (nel senso nobile) hanno finalmente una casa: si può ridurre burocrazia senza perdere qualità, se progetti bene la relazione e la misura.

Per RUDI, questa edizione ha consolidato un punto strategico: la fiducia non è un’emozione; è una infrastruttura fatta di regole chiare, ascolto, dati essenziali, e processi leggeri ma robusti.

Parole chiave: #trust-basedphilanthropy, #powershift, #unrestricted, #accountabilityreciproca, #rigoreleggero.

2025, Lecco | La rivoluzione è nella speranza (ma con i piedi nei dati)

Lecco, Officina Badoni: già la location diceva tutto. Il programma definisce Philanthropy Experience come un viaggio che arriva alla quarta edizione e porta la filantropia strategica nel “cuore” della Fondazione comunitaria del Lecchese, con circa 100 fondazioni presenti.

Il tema 2025 è potente: “La rivoluzione della filantropia è nella speranza”, ispirato a Byung-Chul Han e a un contesto attraversato da guerre, disuguaglianze, crisi climatiche e cambiamenti politici che rimettono in discussione diritti e principi etici.
Qui ho percepito un cambio di profondità: non solo “cosa facciamo”, ma come restiamo umani e lucidi mentre il terreno si muove.

Nelle trascrizioni di una plenaria, l’apertura richiama Calvino: l’“inferno dei viventi” è già qui; la sfida è non diventarlo, e invece riconoscere “ciò che inferno non è” e dargli spazio.
Subito dopo arriva un’altra frase che mi è rimasta addosso: la speranza, diceva Ernst Bloch, si apprende; va allenata come un muscolo, aprendo campi di possibile che mettono in discussione il “dato”.
Ecco: per me questa è la definizione perfetta del lavoro che facciamo quando progettiamo cambiamento sociale con serietà.

Il nodo IA: #FilantropIA e il funding gap che non possiamo ignorare

Una delle sessioni centrali mette a fuoco il rapporto tra filantropia, società civile e intelligenza artificiale, chiedendo scelte partecipative e non affidate a élite monopoliste. E dà un dato che è una sveglia: oltre 549 miliardi attivati dal 2016 sull’IA, ma solo 2,2 miliardi su soluzioni con impatti positivi intenzionali.


Questo non è un dettaglio “tech”: è una questione di potere, di accesso agli strumenti, di capacità del Terzo Settore di stare nel cambiamento senza subirlo.

Cosa ho messo in tasca dalle slide IA che ho fotografato (super pratico)

  • Tipi di AI: oggi siamo nel regno dell’AI stretta (narrow); l’AI generale è teorica; la Super AI è ipotetica (e sì, ci proiettiamo sopra fantascienza e paure).
  • LLM in pratica: applicazioni reali in sanità, finanza, marketing, education, assistenza clienti (con impatti immediati su processi e decisioni).
  • Rischi e bias: esempi concreti mostrano come dataset e modelli possano riprodurre discriminazioni; persino i generatori di immagini “di mestiere” tendono a produrre profili sbilanciati (es. “giudice” associato in larga parte a uomini e a specifici fenotipi: nelle slide che ho fotografato, la distribuzione è nettamente asimmetrica).
  • Relazioni uomo-IA: la parte “Replika / AI friend” non è folklore: è un promemoria su dipendenza emotiva, cura, vulnerabilità e responsabilità.

Filantrop-IA: una piattaforma (non un hashtag)

Nel programma 2025 Filantrop-IA è definita come piattaforma collaborativa per pensare, sperimentare, connettere e abilitare un’IA responsabile (spazi di confronto, laboratori e co-design, rete tra stakeholder, supporto al Terzo Settore per formazione e accesso agli strumenti).

“Occhio al disegno”: la valutazione come fondazione della speranza

E poi arriva la mia scena madre: il laboratorio “Occhio al disegno! Come valutare una valutazione”.


Il punto non è “fare valutazione” in generale, ma saper leggere (e migliorare) i disegni valutativi: riconoscere errori ricorrenti e lavorare su tre logiche:

  • monitoraggio,
  • analisi di implementazione,
  • valutazione di impatto controfattuale.

La frase che chiude la descrizione è una sintesi perfetta: “la valutazione è uno strumento per fondare la speranza su basi solide”.

Ed è qui che sento la mia crescita: ho iniziato cercando linguaggi e strumenti; oggi esco con un orientamento più netto. La speranza è una responsabilità progettuale. Se non la sostieni con evidenze, rischi di vendere entusiasmo; se la sostieni con metodo, costruisci futuro.

Parole chiave: #speranza, #rivoluzione, IA, #fundinggap, #valutazionecontrofattuale, #metodo.

Patrimoni e lasciti: quando la filantropia fa scenari (senza fantafinanza)

Nelle sessioni si è parlato di patrimoni e lasciti come frontiera strategica, non come tecnicismo. Nel programma 2025 il tema entra nel discorso su responsabilità e strumenti della filantropia.

E qui le slide che ho fotografato sono state chirurgiche (dati presentati in plenaria, Philanthropy Experience 2025 – foto personale):

Ricchezza totale Italia (2020): 8.491 miliardi €; ricchezza trasferita stimata 1.125 mld (2030) e 3.222 mld (2040).

Se consideriamo la quota “disponibile” (al netto dei vincoli), nello scenario massimo: 527 mld (2030) e 1.407 mld (2040).

Poi arriva lo snodo cruciale: la parte che può andare al Terzo Settore cambia radicalmente in base agli scenari di comportamento (propensione a fare testamento + quota destinata): da 169 mld (2030) / 551 mld (2040) in uno scenario alto, fino a 8 mld (2030) / 36 mld (2040) nello scenario più prudente.

Focus Lombardia: ricchezza 2020 1.806 mld €, trasferimenti 240 mld (2030) / 673 mld (2040); e anche qui gli esiti ETS variano molto per scenario (es. 29,3 mld (2030) / 119,0 mld (2040) nello scenario alto).

Tradotto: quando stimiamo il potenziale dei lasciti, non stiamo facendo magia. Stiamo costruendo scenari con metodo: ricchezza, demografia, trasferimenti, propensione e quota effettivamente disponibile (legittima inclusa). Questa è filantropia adulta: spera, sì, ma soprattutto modella e decide.

Chiusura: la nostra, mia “lezione” personale (e professionale)

Se dovessi riassumere cosa mi ha fatto Philanthropy Experience in questi anni: mi ha spostata da “consulente che misura” a “professionista che aiuta sistemi a imparare”.


E oggi, per come lavoro con RUDI, la formula si può certamente riassumere in questa:

Speranza (visione) + Fiducia (relazione) + Valutazione (verifica) = cambiamento difendibile.

Non è poesia. È la versione adulta della poesia.

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