Negli ultimi due anni tutti ci siamo posti con sempre maggiore insistenza una domanda: in che modo il digitale può aiutare le organizzazioni dell’economia sociale non soltanto a lavorare meglio, ma a comprendere, governare e amplificare il proprio impatto?
La partecipazione a DO Impact – Digital and Data-Driven Opportunities to Strengthen the Social Economy Impact ci ha permesso di esplorare questa domanda all’interno di un percorso europeo fatto di formazione, sperimentazione, confronto e costruzione di relazioni di lavoro. DO Impact è un progetto europeo avviato nel settembre 2024 per accompagnare imprese e organizzazioni dell’economia sociale nell’adozione di soluzioni digitali e modelli data-driven. Il programma ha coinvolto organizzazioni abilitatrici, imprese sociali, professionisti ed ecosistemi provenienti da diversi Paesi europei, con l’obiettivo di rafforzarne competenze, strumenti e capacità di innovazione. Per noi non è stato semplicemente un percorso di aggiornamento tecnologico ma una vera fucina di relazioni di lavoro e non solo. È stato soprattutto uno spazio nel quale mettere in relazione ambiti che da tempo attraversano il nostro lavoro: valutazione d’impatto, accountability, sostenibilità, innovazione sociale, gestione dei dati e capacità decisionale.
Entrare nel digitale partendo dall’impatto
Quando sono entrata nel programma portavo con me l’esperienza sviluppata attraverso RUDI nell’accompagnamento di Enti del Terzo Settore, cooperative sociali, fondazioni, Pubbliche Amministrazioni e organizzazioni orientate all’impatto. Il mio punto di partenza non era quindi la tecnologia in quanto tale. Era una domanda di metodo: Quali informazioni sono realmente necessarie a un’organizzazione per comprendere se sta producendo il cambiamento che dichiara di voler generare?
La valutazione d’impatto ci insegna a distinguere attività, output, outcome e trasformazioni di lungo periodo. Il digitale aggiunge una possibilità ulteriore: raccogliere, organizzare, mettere in relazione e interpretare dati che spesso, nelle organizzazioni, rimangono frammentati tra documenti, persone, gestionali e processi differenti. Ma la disponibilità di un dato non coincide automaticamente con la sua utilità.
Un’organizzazione può raccogliere moltissime informazioni e continuare a non sapere quali decisioni assumere. Può adottare una piattaforma e non modificare realmente i propri processi. Può utilizzare l’intelligenza artificiale senza interrogarsi sulla qualità delle fonti, sui bias, sulla rappresentatività dei dati o sulle responsabilità connesse al loro utilizzo. Il percorso DO Impact mi ha aiutata a mettere a fuoco proprio questa distinzione: la digitalizzazione riguarda gli strumenti; la trasformazione digitale riguarda invece il modo in cui un’organizzazione apprende, decide e governa.


Un percorso europeo tra dati, intelligenza artificiale e governance
Il programma si è sviluppato attraverso incontri transnazionali, sessioni online, workshop e momenti di confronto tra organizzazioni europee. A Torino, il percorso ha aperto uno spazio di riflessione sulle opportunità offerte dalla digitalizzazione e dai modelli data-driven per rafforzare l’innovazione e la sostenibilità dell’economia sociale. Il workshop transnazionale dell’aprile 2025 ha coinvolto più di ottanta partecipanti provenienti da quattordici Paesi. Nei successivi appuntamenti abbiamo approfondito temi come:
- la maturità digitale delle organizzazioni;
- la costruzione di strategie fondate sui dati;
- l’intelligenza artificiale e i suoi possibili bias;
- la qualità, la sicurezza e la condivisione delle informazioni;
- la governance dei processi digitali;
- la necessità di mantenere le persone e la finalità sociale al centro dell’innovazione.
Sono stati passaggi importanti perché hanno mostrato con chiarezza che non esiste innovazione digitale neutrale. Ogni sistema raccoglie alcuni dati e ne esclude altri. Ogni algoritmo assume criteri di selezione. Ogni dashboard rende visibili determinate dimensioni e rischia di lasciarne in ombra altre. Per le organizzazioni dell’economia sociale questa consapevolezza è fondamentale. La tecnologia deve essere coerente con la missione, con i valori, con la governance democratica e con la responsabilità verso le comunità coinvolte.
Non basta quindi chiedersi che cosa uno strumento sia in grado di fare. Occorre domandarsi: quale visione dell’organizzazione, delle persone e del valore stiamo incorporando nello strumento che scegliamo?
KönCeRT come spazio di sperimentazione
Il percorso non è rimasto sul piano teorico. Ho partecipato a DO Impact anche attraverso il lavoro svolto con KönCeRT, la comunità energetica rinnovabile della Piana Rotaliana, successivamente evoluta in cooperativa impresa sociale. KönCeRT rappresenta un caso particolarmente significativo perché unisce transizione energetica, partecipazione comunitaria, governance cooperativa, sostenibilità economica e produzione di valore sociale e ambientale.
All’interno del percorso abbiamo lavorato sulla possibilità di rendere più strutturata la raccolta delle informazioni, migliorare la conoscenza dei soci, collegare dati energetici e sociali e utilizzare strumenti digitali per accompagnare la valutazione dell’impatto. La domanda non era soltanto quanta energia fosse stata prodotta o quante emissioni fossero state evitate. Volevamo comprendere anche:
- quali persone partecipano alla comunità;
- quali bisogni emergono;
- come cambia la consapevolezza energetica dei soci;
- quali relazioni si attivano sul territorio;
- come gli incentivi possano contribuire a generare benefici condivisi;
- quali strumenti possano sostenere in futuro famiglie e soggetti in condizioni di maggiore vulnerabilità.
In questo contesto la valutazione d’impatto non è stata pensata come una misurazione finale o come un adempimento comunicativo. È diventata una possibile infrastruttura di governance. Raccogliere informazioni significa infatti poter orientare le scelte, verificare l’equità dei processi, rendere conto agli stakeholder e decidere come destinare risorse e opportunità.


Dalla misurazione all’Impact Intelligence
Uno degli apprendimenti più importanti di questi due anni riguarda il rapporto tra dati e decisioni.
Per molto tempo abbiamo pensato alla valutazione prevalentemente come a un processo lineare: raccogliere dati, misurare risultati, rendicontare l’impatto.
Oggi questo non è più sufficiente.
Le organizzazioni hanno bisogno di processi circolari nei quali le informazioni raccolte alimentino apprendimento, revisione delle attività, scelte strategiche e allocazione delle risorse. È in questo passaggio che sto sviluppando il concetto di Impact Intelligence. Impact Intelligence significa trasformare:
- gli output in comprensione degli outcome;
- gli outcome in apprendimento;
- l’apprendimento in decisione;
- la decisione in investimento;
- l’investimento in nuova capacità di generare impatto.
Non si tratta di produrre più indicatori, ma di costruire informazioni proporzionate, affidabili e utilizzabili.
Un dato acquista valore quando entra in un processo decisionale. Un indicatore diventa strategico quando aiuta un’organizzazione a scegliere. Una tecnologia produce innovazione quando aumenta la capacità delle persone di comprendere la realtà e di agire responsabilmente al suo interno.
Bruxelles: raccontare una trasformazione ancora aperta
Il percorso si è concluso a Bruxelles, durante gli eventi finali organizzati dal 7 al 9 luglio 2026, nei quali professionisti, organizzazioni dell’economia sociale, policy maker e costruttori di ecosistemi si sono confrontati sui risultati di DO Impact e sulle prospettive future della trasformazione digitale e verde. Durante la sessione dedicata al trasferimento delle conoscenze e al peer learning ho presentato il lavoro sviluppato mettendo in relazione tre dimensioni:
RUDI come metodo e infrastruttura di accompagnamento; KönCeRT come caso concreto di applicazione; l’Impact Intelligence come prospettiva futura.
Raccontare questa esperienza in un contesto europeo mi ha permesso di riconoscere con maggiore chiarezza anche il valore del percorso compiuto. Non ho acquisito soltanto nuovi strumenti. Ho consolidato un ruolo professionale capace di creare connessioni tra mondi che spesso rimangono separati: valutazione, digitale, finanza, governance, sostenibilità e sviluppo territoriale.

Che cosa ci portiamo a casa
Da questi due anni portiamo con noi alcune convinzioni. La prima è che la trasformazione digitale dell’economia sociale non possa essere affidata soltanto alla tecnologia. Richiede accompagnamento, competenze, cultura organizzativa e capacità di tradurre i valori in processi e strumenti concreti.
La seconda è che i dati debbano rimanere collegati alle persone e alle comunità che rappresentano. Dietro ogni numero esistono esperienze, bisogni, relazioni e possibilità di cambiamento che nessuna dashboard può sostituire completamente.
La terza è che la valutazione d’impatto debba entrare sempre più nei luoghi nei quali vengono assunte le decisioni. Non soltanto alla fine di un progetto, ma nella progettazione, nella governance, nella gestione economica e nel dialogo con finanziatori e investitori.
Infine, portiamo con noi la forza di una rete europea di organizzazioni e professionisti che condividono la necessità di costruire un’economia sociale più competente, resiliente e capace di utilizzare consapevolmente dati, tecnologie e intelligenza artificiale.
DO Impact si conclude come progetto, ma le domande che ha aperto continuano.
La sfida ora è trasformare quanto appreso in strumenti accessibili e proporzionati, capaci di sostenere anche le organizzazioni più piccole; costruire sistemi informativi che non appesantiscano, ma aiutino; collegare la misurazione alle strategie di finanziamento; utilizzare il digitale per rendere il valore sociale più visibile, comprensibile e governabile. Perché il vero obiettivo non è digitalizzare l’impatto. È utilizzare il digitale per comprenderlo meglio, governarlo responsabilmente e creare le condizioni perché possa crescere nel tempo.