FRANCO Festival: rigenerare memoria, lavoro e paesaggio.

La nuova traiettoria della Ex Cartiera di Lama di Reno, la rigenerazione che nasce dal passato

Sul Reno, tra Sasso Marconi e Marzabotto, la Ex Cartiera di Lama di Reno non è un rudere da reinventare: è una pagina viva della storia economica e sociale dell’Appennino bolognese.
Le sue radici affondano nel Medioevo, quando i Conti di Panico controllavano la vallata e già nel 1395 si costruivano chiuse e canali per convogliare l’acqua ai mulini e agli opifici.

Seicento anni fa, in questa gola verde stretta tra fiume e roccia, si producevano farina e carta.
Poi, dal Settecento all’Ottocento, l’opificio cresce, si modernizza, entra nella nuova logica industriale.

Nel 1896 Celso Saltarelli porta vapore, turbine, 45 operai e inizia la fase moderna dell’industria cartaria .
Dal 1954 Angelo Rizzoli trasforma il luogo in un polo produttivo europeo, con 500 lavoratori, case operaie, una radio link diretto con Milano e Roma, e la prima linea di riciclo industriale in Italia.

Questa non è solo la storia di una fabbrica.
È la storia di una città operaia in miniatura, una comunità cresciuta attorno al suono continuo delle macchine e al ritmo delle turnazioni, dove il lavoro era anche casa, infrastruttura sociale, dignità condivisa.

E quando la cartiera è caduta, negli anni ’90 e 2000, non si è svuotato solo un capannone:
si è aperta una ferita di senso, di futuro, di identità.

Note dal racconto clicca qui

Franco Festival e la sfida del tempo lungo

In questo contesto arriva Franco Festival, evento promosso da ART-ER e Regione Emilia-Romagna che ha scelto proprio Lama di Reno come luogo simbolico per interrogare la rigenerazione culturale come pratica civile, istituzionale e comunitaria.

Non un festival vetrina, ma un laboratorio di politiche e territori:

  • integrazione tra cultura, welfare, urbanistica, partecipazione Nuova registrazione 45
  • costruzione di comunità e competenze nei luoghi
  • dialogo tra istituzioni, accademia e settore culturale
  • radicamento nell’Appennino come spazio politico e non periferico

La Ex Cartiera, attraversata oggi da nuove visioni — coworking, laboratori artigianali, spazi culturali, possibile museo di archeologia industriale, presenza di enti sociali e formativi — diventa una piattaforma di futuro. Luoghi come FOQUS a Napoli, BASE a Milano, Dynamo Camp sull’Appennino pistoiese mostrano che quando cultura, impresa sociale e comunità coabitano, lo spazio urbano e rurale cambia pelle. Lama di Reno sta entrando, con fatica e coraggio, in questa costellazione.

Territorio, memoria e energia relazionale

Quando si arriva in questa valle, non si entra in una periferia. Si arriva in un asse storico e umano che per secoli ha tenuto insieme mondi diversi.

Qui, sulle rive del Reno, passavano i popoli longobardi e medievali; qui scorrevano le vie dell’acqua e delle merci; qui si sono incrociati commerci, tecniche, saperi. Più tardi, è qui che si è formata una comunità operaia forte, capace di trasformare un mulino medievale in una fabbrica moderna, con turni, case per i lavoratori e una vera infrastruttura sociale attorno alla produzione della carta.

E poi c’è la memoria più fragile e luminosa: Marzabotto. In queste terre è custodita una ferita profonda del Novecento, una cicatrice che non appartiene solo alla storia locale ma alla coscienza collettiva europea. Rigenerare qui non è esercizio urbanistico: è gesto di responsabilità civile.

Per questo la trasformazione della ex cartiera non può essere una pagina bianca. È un processo che ascolta e traduce: la memoria comunitaria, le competenze del lavoro, l’acqua come energia, la vocazione produttiva come piattaforma di comunità.

Socialmente, significa creare spazi civici e luoghi di prossimità. Culturalmente, significa coltivare immaginari, saperi, formazione. Economicamente, vuol dire attivare nuove filiere e lavoro di territorio. Energeticamente, riprendere la tradizione di questa valle che ha sempre avuto nel fiume e nell’energia una promessa di futuro — oggi acqua, biomassa, fotovoltaico, continuità dell’ingegno industriale.

Qui non si parte da zero. Non si cancella, si traduce. E nella traduzione vive la dignità di un luogo che non vuole essere museo del passato, né progetto astratto. Vuole essere un organismo vivo, che riprende fiato e si rigenera insieme a chi lo abita.

l tema della sostenibilità (economica): oltre il romanticismo del recupero

Rigenerare un luogo come la Ex Cartiera di Lama di Reno non significa solo riaprire spazi o riportare vita in un edificio. È un esercizio più complesso e più lungimirante: costruire condizioni strutturali perché un territorio possa tornare ad essere infrastruttura sociale, culturale ed economica.

In molti contesti di rigenerazione in Italia e in Europa, dopo la fase della riattivazione culturale arriva la domanda cruciale:
come garantire sostenibilità nel tempo?

Durante la sessione sul fundraising e sulle risorse per la rigenerazione culturale, sono emersi i temi oggi più immediatamente riconosciuti nel settore:

  • fundraising istituzionale e privato
  • crowdfunding civico
  • strumenti cooperativi di credito locale

Tutti elementi importanti, necessari e già sul tavolo della discussione pubblica.

E tuttavia, guardando alla scala e alla responsabilità di un sito come questo, appare evidente che tale dotazione non basterà da sola a sostenere una traiettoria di lungo periodo, in linea con gli obiettivi di trasformazione comunitaria e produttiva che questo territorio esprime.

È qui che entra in gioco la riflessione più ampia che sta attraversando il campo della rigenerazione in Italia:
la necessità di affiancare ai modelli di finanziamento tradizionale strumenti di capitale paziente e finanza di impatto.

Non in alternativa, ma in continuità logica.
Non per sostituire il dono o il credito cooperativo, ma per dare durata alla visione.

Tra gli strumenti che rappresentano questa possibile evoluzione:

  • forme di partecipazione economica comunitaria (community shares, membership equity)
  • prestiti civici e social lending orientati a infrastrutture sociali
  • titoli di solidarietà culturale, previsti dal Codice del Terzo Settore
  • bond territoriali dedicati a progetti culturali e rigenerativi
  • meccanismi di blended finance pubblico–ETS–finanza etica

Non tutte queste forme sono ancora diffuse.
Anzi: sono frontiere emergenti, che richiedono consapevolezza, formazione e fiducia reciproca tra istituzioni, imprese sociali e comunità.

Inserirle nel dibattito, oggi, significa allargare il campo delle possibilità.

Perché rigenerare luoghi come questo non è un esercizio estetico:
è un’operazione di economia civile che chiede strumenti coerenti con la sua ambizione sociale.

E come mostrano le esperienze internazionali e nazionali più riuscite, dalla rigenerazione post-industriale al modello delle comunità energetiche, l’economia dei territori cambia quando cambia il modo in cui la comunità investe su se stessa.

Non solo con presenza.
Non solo con partecipazione.
Ma anche con strumenti di capitalizzazione condivisa che accompagnano la costruzione di senso, di identità e di futuro.

Conclusione

Lama di Reno è un luogo di memoria e una piattaforma di possibilità.
Ciò che sta nascendo nella Ex Cartiera è una promessa culturale e civica fondata sul tempo lungo, sulla cura, sulla storia e sulla responsabilità.

Il prossimo passo non è fare “di più”.
È fare più in profondità: creare condizioni finanziarie, istituzionali e comunitarie per sostenere questo cammino non per mesi, ma per decenni.

Perché rigenerare non è recuperare.
È seminare futuro condiviso.

E il futuro, qui, ha bisogno di strumenti all’altezza del luogo che lo ospita.

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