Networking, visione, lavoro: perché sosteniamo il Non Profit Women Camp

Nel Terzo Settore siamo abituate a investire tempo, energie e risorse nei progetti e nelle comunità che accompagniamo in consulenza. Sempre più spesso, per fortuna, ci ricordiamo anche di investire su di noi e regalarci momenti e spazi in cui fermarci per confrontarci sulle sfide e su come rendere il nostro settore più attento alle esigenze di chi ci lavora.

È anche per questo che abbiamo scelto di sostenere come sponsor il Non Profit Women Camp a Torino: due giornate pensate per creare uno spazio di approfondimento, dialogo e aggiornamento tra donne che lavorano nel non profit italiano. Ma anche networking e scambio tra professioniste, che contribuiscono a rafforzare non solo le loro organizzazioni, ma l’intero ecosistema del Terzo Settore.

Il Non Profit Women Camp non è una conferenza tout court. È un luogo denso di spunti e ispirazione concreta, grazie a un parterre di speaker costruito anche attraverso i suggerimenti delle partecipanti. Uno spazio fisico – in questa edizione al Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino – in cui professioniste provenienti da organizzazioni diverse, consulenti, volontarie e attiviste si incontrano per discutere di lavoro, leadership, sostenibilità del Terzo Settore e cambiamenti in corso.

Per capire meglio cosa rappresenta questo appuntamento, abbiamo chiesto a un’amica di RUDI Lab di raccontarci la sua esperienza. Anna Cattaneo è una fundraiser e progettista sociale di Cuneo che lavora su strategie di sostenibilità economica, sviluppo di partnership e costruzione di comunità.

Proprio grazie al Non Profit Women Camp, Anna ha partecipato ad un programma di mentoring che le ha offerto l’opportunità di confrontarsi per 6 mesi con la nostra Julia Hoffmann. Un percorso di crescita che ha portato con sé anche partecipando, il 13 e 14 marzo, alla nuova edizione del Camp.

Anna Cattaneo, inviata speciale

Uscire dalla propria bolla

“Partecipare a momenti come questo significa prima di tutto uscire dalla propria bolla – racconta Anna –. Chi lavora nel Terzo Settore sa quanto sia facile rimanere immersi nella quotidianità fatta di progetti, scadenze ed emergenze operative.

Il confronto con altre professioniste mi permette invece di allargare lo sguardo, mettere in discussione il mio mindset e scoprire approcci diversi a problemi che spesso condividiamo.

Nel mio lavoro incontro spesso organizzazioni che affrontano sfide simili: trovare modelli di sostenibilità più solidi, costruire relazioni durature con i donatori, sviluppare nuove forme di collaborazione tra enti, istituzioni e cittadini. Spazi come il Non Profit Women Camp diventano allora occasioni preziose per scambiare esperienze concrete, strumenti e punti di vista”.

Passione, lavoro e confini

“Durante le due giornate, come sempre, il Non Profit Women Camp ha toccato temi concreti e quotidiani per chi lavora nel Terzo Settore – prosegue Anna –. Si è parlato di come leggere una busta paga, di conciliazione vita–lavoro e del rapporto tra passione e lavoro.

Nel non profit la motivazione personale è spesso molto forte, ma questo può portare le organizzazioni che ci ingaggiano a confondere la condivisione dei valori con una disponibilità illimitata. La passione rischia così di diventare una giustificazione implicita per chiedere sempre di più.

Alcuni interventi hanno ricordato quanto sia importante mantenere confini chiari tra vita e lavoro e costruire organizzazioni capaci di riconoscere il valore professionale delle persone, evitando che l’impegno sociale – e per alcune anche l’attivismo – si trasformi in sfruttamento o invisibilità del lavoro”.

Dati, narrazione e responsabilità

Un altro filo conduttore importante per Anna è stato il ruolo dei dati e della loro rappresentazione.

“I dati non sono mai neutrali – osserva–. Riflettono i contesti in cui vengono prodotti e possono contribuire a rafforzare o a mettere in discussione disuguaglianze esistenti.

Per chi lavora nel Terzo Settore questo è particolarmente importante: i dati sono spesso lo strumento con cui raccontiamo bisogni, chiediamo donazioni o interpretiamo fenomeni sociali complessi. Riflettere su come li raccogliamo, li leggiamo e li comunichiamo diventa quindi una responsabilità”.

Lavorare nel non profit come scelta

Accanto a questi temi è emersa anche una riflessione più ampia sul significato di lavorare oggi nel non profit.

“In uno degli interventi finali che più mi hanno emozionata – ammette Anna –  si è parlato di questa scelta come di un vero e proprio atto di resistenza: una decisione che nasce dalla volontà di contribuire al bene comune, ma che richiede anche consapevolezza del proprio ruolo sociale e politico (inteso come cura della polis), capacità di costruire alleanze e attenzione alle condizioni di lavoro di chi ogni giorno tiene in piedi organizzazioni e progetti”.

Il valore del networking

Uno degli elementi più interessanti di queste giornate resta comunque il valore del networking.

“In questa due giorni torinese – spiega Anna – fare networking non significa semplicemente conoscere nuove persone, ma entrare in relazione con altre professioniste che parlano la stessa lingua, condividono le stesse tensioni e spesso si trovano ad affrontare problemi simili nel quotidiano.

È in questi spazi che nascono spesso collaborazioni future, scambi di competenze e nuove prospettive di lavoro. In un settore in cui molte professioniste lavorano in contesti piccoli o molto specializzati, il confronto con una comunità più ampia diventa anche un modo per ridurre l’isolamento professionale e rafforzare il senso di appartenenza a un ecosistema più grande”.

Perché sosteniamo il Non Profit Women Camp

Da questo punto di vista, la scelta di RUDI Lab di sostenere il Non Profit Women Camp è particolarmente significativa.

Rafforzare il Terzo Settore non significa soltanto sostenere progetti o iniziative specifiche, ma anche investire nei luoghi in cui le professioniste del settore possono incontrarsi, condividere conoscenze e costruire nuove connessioni.

Se vogliamo che il non profit continui a essere uno spazio di innovazione sociale e di impatto positivo sulle comunità, abbiamo bisogno anche di questi momenti di confronto e crescita collettiva.

Perché il lavoro nel Terzo Settore non è fatto solo di servizi e consulenze, ma anche di relazioni, visioni condivise e comunità professionali che si rafforzano nel tempo.

Ed è proprio da queste connessioni – spesso nate in contesti come il Non Profit Women Camp – che possono emergere idee, collaborazioni e percorsi capaci di generare valore ben oltre i confini di un singolo evento.

si ringraziano per il contributi fotografici

@annacattane @andreavarotti @claudiacosta @francescaarbitani

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