
Massimo Coen Cagli, Scuola di Fundraising di Roma e Riccardo Tovaglieri, Patrimonio Cultura
Le Case History in cui tre scelte strategiche fanno la differenza.
Nella cornice della 6ª edizione di “Più Fundraising + Cultura”, appuntamento nazionale di riferimento per chi opera nel fundraising culturale, Valeria Romanelli e il team della Scuola di Fundraising di Roma hanno portato sul palco due esperienze di grande rilevanza per il settore pubblico, il terzo settore e l’innovazione culturale. Due casi diversi, complementari, che mostrano come il fundraising possa generare valore quando diventa una funzione stabile, strategica e integrata con una visione di sviluppo sostenibile.
Le esperienze presentate – il modello del Comune di Genova (prima puntata) e la pratica evolutiva di Kilowatt (seconda puntata) – non descrivono semplicemente “come si raccolgono risorse”, ma come si rafforzano comunità, istituzioni e territori attraverso una governance chiara, processi solidi e una restituzione trasparente dell’impatto.
Il Comune di Genova. Prima Case.
Quando la Pubblica Amministrazione fa Fundraising con metodo e visione: ecco le scelte che hanno fatto la differenza.
UNO: Un Ufficio Fundraising vero, interno e riconosciuto
Il Comune di Genova rappresenta oggi uno dei casi più interessanti di professionalizzazione del fundraising pubblico. La scelta di istituire un Ufficio Fundraising interno, dotato di una struttura tecnica stabile composta da una dirigente, responsabili operativi e personale dedicato, ha permesso di consolidare un modello amministrativo capace di generare continuità e credibilità. Questa impostazione ha costruito nel tempo una vera memoria organizzativa, riducendo la dipendenza da cambiamenti politici e assicurando una gestione coerente dei rapporti con aziende, fondazioni e stakeholder. Il risultato più evidente? Il posizionamento nuovo della Pubblica Amministrazione: non più un soggetto che “chiede aiuto”, ma un partner affidabile, competente e in grado di offrire progettualità solide e misurabili.

Valeria Romanelli, Scuola di Fundraising di Roma e Oriano Pianezza, Comune di Genova (Gabinetto del Sindaco)
Il messaggio chiave è semplice: una PA che investe in un ufficio dedicato diventa un partner credibile, non un soggetto che “chiede aiuto”.
DUE: Sponsorizzazioni costruite con metodo e trasparenza
Un altro elemento distintivo del modello Genova riguarda la gestione delle sponsorizzazioni, affrontata con un livello di metodo e trasparenza raramente riscontrabile nella Pubblica Amministrazione. Le presentazioni dell’evento hanno evidenziato un impianto operativo strutturato, in cui ogni proposta viene costruita a partire da un progetto di sponsorizzazione completo di obiettivi, target, calendario, listini e griglie di benefit.
Questa impostazione consente di definire in anticipo ciò che il Comune offre, rendendo il processo comprensibile e confrontabile per tutti i potenziali partner. La fase contrattuale si basa sul principio di proporzionalità, che lega in modo chiaro l’entità dell’investimento ai benefici concessi, evitando discrezionalità e asimmetrie.

La cornice normativa – dal Codice dei Contratti del 2023 al principio di fiducia introdotto per favorire rapporti pubblico-privato più fluidi – viene applicata con rigore, garantendo legalità ma anche efficienza. Nelle slide dell’intervento è stato ricordato con forza un punto essenziale: la negoziazione è sempre possibile, ma avviene dentro criteri certi, ripetibili e documentabili.
Questo approccio non solo rafforza la reputazione dell’ente, ma crea un ambiente sicuro e prevedibile per le aziende, che trovano nella PA un interlocutore professionale e affidabile.
TRE: Integrazione degli SDGs come leva di sviluppo
Il tratto forse più innovativo del modello Genova riguarda l’utilizzo sistematico degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) come architrave per costruire, valutare e comunicare le sponsorizzazioni. In un panorama nazionale in cui questa pratica è ancora poco diffusa, Genova sceglie un approccio avanzato: ogni progetto viene infatti collocato dentro una cornice di sostenibilità riconosciuta a livello internazionale, capace di parlare tanto alla Pubblica Amministrazione quanto alle imprese impegnate nei processi ESG.
Gli SDGs diventano così un linguaggio comune, utile a creare allineamento immediato con partner corporate e fondazioni; un criterio di progettazione, che guida la definizione degli obiettivi e delle attività; la base della rendicontazione ex-post, grazie a indicatori misurabili e comparabili; e, soprattutto, una garanzia di impatto sociale, culturale ed economico leggibile da tutta la comunità.

Valeria Romanelli, Scuola di Fundraising di Roma e Oriano Pianezza, Comune di Genova (Gabinetto del Sindaco)
Attraverso questo metodo, Genova compie un salto di qualità: trasforma il fundraising da semplice leva finanziaria a strumento di politica pubblica per lo sviluppo sostenibile. Un approccio che porta benefici diretti al territorio, rende più efficaci le partnership e rafforza la capacità del Comune di generare valore condiviso.
Giochiamo in casa: Kilowatt Bologna, dalla rigenerazione urbana alla cultura come bene civico. Seconda Case.
L’intervento dedicato a Kilowatt ha portato una prospettiva complementare: quella di chi opera nella rigenerazione urbana, nella cura delle relazioni e nei processi comunitari.
Kilowatt, negli anni, ha costruito un modello unico in Italia, capace di tenere insieme welfare culturale, imprenditorialità sociale, educazione civica e innovazione.
UNO: Rigenerazione urbana con restituzione civica
L’esperienza di Kilowatt prende forma a partire da un gesto fondamentale: trasformare spazi dismessi, quelli ai Giardini Margherita di Bologna, in luoghi di vita, relazione e produzione culturale. Ciò che in molti territori resta un vuoto urbano, per Kilowatt è divento terreno fertile per immaginare nuove forme di cittadinanza.
La rigenerazione non è solo intervento fisico, ma un processo creativo e sociale che rimette al centro le persone e il loro modo di abitare la città. Nei luoghi riattivati – dalle serre ai cortili, dai giardini alle aree di lavoro condivise – si intrecciano famiglie, professionisti, bambini, artisti, imprese e associazioni.

Valeria Romanelli, Scuola di Fundraising di Roma e Nicoletta Tranquillo, Kilowatt
Ogni spazio diventa così un laboratorio permanente, dove sperimentare modalità di convivenza basate sulla collaborazione, sul mutualismo, sulla cura e sull’imprenditorialità culturale. La rigenerazione proposta da Kilowatt restituisce agli abitanti non soltanto un luogo, ma una possibilità di partecipare, di contribuire e di sentirsi parte di una comunità viva, capace di trasformare il proprio territorio in un bene comune.
DUE: Kilowatt: governance, visione e rigenerazione che durano nel tempo
Kilowatt non è soltanto un progetto culturale, ma un vero organismo che cresce insieme alla comunità. Quello che emerge dal racconto di Nicoletta Tranquillo è che la sua forza sta nel modello di governance evolutivo e nella struttura cooperativa capace di garantire continuità, capitale sociale crescente (770.898 € nel 2024) e lavoro stabile per 42 persone.

Con Serra Madre – nuovo centro di produzione artistica e spazio civico rigenerato – il sistema delle Serre raggiunge 7.600 m², confermandosi un’infrastruttura culturale di lungo periodo. La produzione culturale è intensa: 181 eventi annui, il 77% gratuiti, e un impatto misurato attraverso ben 9 SDG’s.
Cit. Nicoletta: “Serra Madre non è un luogo: è un organismo che cresce con noi.”

Kilowatt dimostra che la rigenerazione urbana funziona quando si fonda su governance solida, visione condivisa e progettualità pluriennale.
TRE: Il Bilancio di Impatto come gioco serio (e sorprendentemente coinvolgente)
Kilowatt ha trasformato il suo Bilancio di Impatto in un gioco di carte, e parteciparvi è stato rivelatore. Non è solo un espediente creativo: è un modo per far sentire chiunque — soci, cittadini, visitatori, partner — dentro il processo, non spettatore esterno.
Posare le carte sul tavolo, spostarle, accostarle, immaginare combinazioni e leggere i risultati mi ha permesso di percepire l’organismo Kilowatt non come una struttura da osservare, ma come una comunità che mi includeva mentre giocavo. La leggerezza del gesto si intrecciava con la profondità dei contenuti: progetti, dati, impatti, SDGs, pubblici, trasformazioni.
È proprio questa la magia del loro metodo: il gioco diventa un linguaggio condiviso, accessibile a tutti, che apre conversazioni, domande, intuizioni. Ti ritrovi a ridere, a stupirti, a collegare idee… e intanto comprendi ciò che solitamente rimane confinato nelle relazioni tecniche e nei report.

L’ho trovato non solo originale, ma irresistibilmente divertente, perché restituisce all’impatto la sua natura più vera: un’esperienza collettiva, viva, in cui ognuno può contribuire ed imparare che cosa significa fare impresa restituendo alla collettività. E mentre scegli una carta — cultura, natura, educazione, rigenerazione — ti accorgi che stai partecipando alla costruzione di ciò che quella comunità diventerà domani.
Kilowatt dimostra che il Bilancio di Impatto può essere rigoroso, trasparente e al tempo stesso giocoso: un modo per conoscersi, per capire e per sentirsi parte di una storia comune.
Cit. Nicoletta Tranquillo: “Un Bilancio d’impatto …. da collezione :-D”