Un decennio con Gabriele Fiolo: fotografia e impegno sociale a Bologna gabrielefiolo.it

Da oltre dieci anni, abbiamo, ho il privilegio di conoscere Gabriele Fiolo, un fotoreporter e giornalista bolognese di straordinario talento. La nostra collaborazione è iniziata durante le edizioni della Race for the Cure a Bologna, un evento dedicato alla lotta contro il tumore al seno, dove, insieme all’Associazione Fotografica Tempo e Diaframma APS, sono state documentate le storie dei partecipanti, catturando momenti di speranza e solidarietà.

Gabriele, nato a Bologna nel 1964, ha iniziato la sua carriera fotografica nel 1980. La sua versatilità lo ha portato a operare in diversi settori, tra cui sport, moda, spettacolo e, soprattutto, nell’ambito sociale. Ha realizzato numerosi progetti per enti, associazioni e ONG, sia a livello nazionale che internazionale, con esposizioni in Tanzania, Zanzibar, Kenya, Belgio, Spagna e Italia.

La sua filosofia fotografica si basa sulla convinzione che “una grande profondità di campo sia inutile senza una profonda sensibilità” (cit. da Eugene Smith). Questo approccio gli permette di creare immagini che non solo documentano, ma raccontano storie profonde, generando empatia e coinvolgimento nello spettatore.

Oltre al suo lavoro con Tempo e Diaframma, Gabriele ha ideato e curato progetti come “I Portici di Bologna Patrimonio di cultura e identità” e “Il respiro trattenuto – Bologna ai tempi del Covid-19 in 100 scatti d’autore”, “The Dark Sight of Photography”, “Il treno della memoria – viaggio alla ricerca dell’essenziale”, “La Nuova Forma della Luce”……. che testimoniano il suo impegno nel raccontare la realtà attraverso la fotografia.

Intervista a Gabriele Fiolo

Desideravo fortemente dare visibilità a Gabriele, non solo per valorizzare il suo straordinario lavoro, ma anche per esprimergli profonda gratitudine per il suo impegno sociale, artistico e professionale.

In particolare, voglio ringraziarlo per aver realizzato le fotografie dei miei profili professionali: la sua pazienza e la sua generosa disponibilità nel catturare l’essenza delle persone e delle loro missioni attraverso l’obiettivo sono un dono prezioso. Il suo sguardo fotografico contribuisce a dare visibilità a cause importanti e, nel mio caso, mi ha permesso di avere ritratti in cui mi riconosco e che posso utilizzare con fiducia per promuovere la mia presenza professionale.

Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera di fotoreporter, soprattutto nell’ambito sociale?

Fin da giovane ho sentito l’urgenza di raccontare storie autentiche, soprattutto quelle che spesso restano inascoltate. La mia passione nasce dal desiderio di testimoniare le emozioni genuine e di dare voce a chi vive realtà di disagio, disabilità e vulnerabilità sociali. Credo che la fotografia sia un potente strumento per far emergere verità e umanità, ed è questo impegno a cui ho voluto dedicarmi.

Quali sono le sfide principali che incontri nel raccontare storie attraverso le tue fotografie?


La sfida più grande è stabilire un contatto sincero e rispettoso con il soggetto, per catturare emozioni autentiche senza travisare la realtà. Mi trovo spesso a dover bilanciare l’esigenza di documentare situazioni complesse con il rispetto della dignità e della privacy di chi mi si offre, cercando di evitare stereotipi e pregiudizi.

Puoi condividere un’esperienza particolarmente significativa vissuta durante i tuoi progetti fotografici?


….. Qui ne avrei da vendere di storie, non saprei da dove partire!!! Incontrare individui che, nonostante le avversità, mostrano una forza e una passione per la vita incredibili mi ha insegnato quanto sia importante saper ascoltare e raccontare le loro storie con onestà e rispetto. Queste esperienze hanno rafforzato in me l’idea che ogni persona ha una storia preziosa da condividere. La cosa difficile è continuare creare progetti coerenti con tutto fatto fino ad ora.

Come vedi l’evoluzione della fotografia sociale nell’era digitale?


L’era digitale ha rivoluzionato il modo in cui condividiamo e fruiamo le immagini, permettendo una diffusione immediata e globale dei messaggi. Tuttavia, questo progresso comporta anche la necessità di mantenere l’autenticità e il rispetto per le storie che raccontiamo. La tecnologia offre strumenti straordinari per approfondire e arricchire il racconto sociale, ma è fondamentale utilizzarli con consapevolezza, preservando l’essenza emotiva e la veridicità dei soggetti.

Quali consigli daresti a chi desidera avvicinarsi alla fotografia con un focus sull’impegno sociale?


Il mio primo consiglio è di partire dal cuore: non cercate di forzare emozioni, ma ascoltate attentamente le storie dei vostri soggetti. La vera forza della fotografia sociale risiede nell’empatia e nella capacità di vedere oltre l’apparenza. Studiate le realtà che intendete documentare, abbiate curiosità e rispetto per chi avete di fronte, e ricordate che il vostro obiettivo deve essere sempre quello di raccontare la verità, senza filtri e con autenticità.

Qualche link delle figurine:

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/torna-la-festa-delle-figurine-56d694db
https://bologna.repubblica.it/cronaca/2025/01/16/news/cardinale_zuppi_ritratto_in_una_figurina_bologna-423943185
https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2025/01/16/il-19-gennaio-torna-figucon-con-la-figurina-di-zuppi_eb2a3c03-41e4-4111-a586-69614ce74d51.html
https://www.virgilio.it/italia/bologna/notizielocali/non_solo_calcio_il_cardinale_zuppi_in_bicicletta_sotto_i_portici_una_figurina-74585796.html
https://www.gaeta.it/figucon-2025-la-grande-mostra-delle-figurine-a-bologna-e-lomaggio-a-matteo-zuppi

La mostra di domenica, visto che hai parlato di Monte Sole e memoria….:

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